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L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto

Canto quarantunesimo

Testo originale e parafrasi

Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.

Testo originaleParafrasi
Ottava 1
1L’odor ch’è sparso in ben notrita e bella
o chioma o barba o delicata vesta
di giovene leggiadro o di donzella,
ch’Amor sovente lacrimando desta,
5se spira e fa sentir di sé novella,
e dopo molti giorni ancora resta;
mostra con chiaro ed evidente effetto,
come a principio buono era e perfetto.
Un profumo che rimane a lungo nei capelli o negli abiti rivela quanto fosse gradevole all’origine. Ariosto parte da questo esempio per sostenere che una qualità autentica si riconosce perché continua a manifestarsi nel tempo.
Ottava 2
L’almo liquor che ai meditori suoi
10fece Icaro gustar con suo gran danno,
e che si dice che già Celte e Boi
fe’ passar l’Alpe e non sentir l’affanno;
mostra che dolce era a principio, poi
che si serva ancor dolce al fin de l’anno.
15L’arbor ch’al tempo rio foglia non perde,
mostra ch’a primavera era ancor verde.
Il vino conserva la dolcezza anche dopo molti mesi, e un albero sempreverde mostra in inverno la vitalità che possedeva in primavera. Allo stesso modo le buone qualità, quando sono profonde, non scompaiono con il passare del tempo.
Ottava 3
L’inclita stirpe che per tanti lustri
mostrò di cortesia sempre gran lume,
e par ch’ognor più ne risplenda e lustri,
20fa che con chiaro indizio si presume,
che chi progenerò gli Estensi illustri,
dovea d’ogni laudabile costume
che sublimar al ciel gli uomini suole,
splender non men che fra le stelle il sole.
La stirpe estense, da secoli famosa per cortesia e generosità, testimonia con i propri discendenti la nobiltà del suo capostipite: chi ha dato origine a una famiglia tanto illustre doveva possedere virtù straordinarie.
Ottava 4
25Ruggier, come in ciascun suo degno gesto,
d’alto valor, di cortesia solea
dimostrar chiaro segno e manifesto,
e sempre più magnanimo apparea;
così verso Dudon lo mostrò in questo,
30col qual (come di sopra io vi dicea)
dissimulato avea quanto era forte,
per pietà che gli avea di porlo a morte.
Ruggiero conferma questa tradizione con ogni gesto. Nel duello contro Dudone ha trattenuto volontariamente la propria forza, perché non desiderava uccidere un guerriero che rispetta e che è parente di Bradamante.
Ottava 5
Avea Dudon ben conosciuto certo,
ch’ucciderlo Ruggier non l’ha voluto;
35perch’or s’ha ritrovato allo scoperto,
or stanco sì, che più non ha potuto.
Poi che chiaro comprende, e vede aperto
che gli ha rispetto, e che va ritenuto;
quando di forza e di vigor val meno,
40di cortesia non vuol cedergli almeno.
Dudone ha capito che Ruggiero lo ha più volte risparmiato anche quando avrebbe potuto colpirlo mortalmente. Non potendo competere con lui in forza, decide di non essere inferiore almeno in cortesia.
Ottava 6
– Per Dio (dice), signor, pace facciamo;
ch’esser non può più la vittoria mia:
esser non può più mia; che già mi chiamo
vinto e prigion de la tua cortesia. –
45Ruggier rispose: – Ed io la pace bramo
non men di te; ma che con patto sia,
che questi sette re c’hai qui legati,
lasci ch’in libertà mi sieno dati. –
Dudone propone la pace, dichiarandosi già vinto dalla generosità dell’avversario. Ruggiero accetta a condizione che siano liberati i sette re saraceni tenuti prigionieri.
Ottava 7
E gli mostrò quei sette re ch’io dissi
50che stavano legati a capo chino;
e gli soggiunse che non gli impedissi
pigliar con essi in Africa il camino.
E così furo in libertà remissi
quei re; che gliel concesse il paladino;
55e gli concesse ancor ch’un legno tolse,
quel ch’a lui parve, e verso Africa sciolse.
Il paladino cristiano acconsente a sciogliere i sette re e permette a Ruggiero di portarli in Africa. Gli concede anche di scegliere una nave per attraversare il mare.
Ottava 8
Il legno sciolse, e fe’ scioglier la vela,
e se diè al vento perfido in possanza,
che da principio la gonfiata tela
60drizzò a camino, e diè al nocchier baldanza.
Il lito fugge, e in tal modo si cela,
che par che ne sia il mar rimaso sanza.
Ne l’oscurar del giorno fece il vento
chiara la sua perfidia e ’l tradimento.
Ruggiero e i re salpano fiduciosi, spinti all’inizio da un vento favorevole. Al calare della sera, però, il vento cambia direzione e mostra la propria natura ingannevole.
Ottava 9
65Mutossi da la poppa ne le sponde,
indi alla prora, e qui non rimase anco:
ruota la nave, ed i nocchier confonde;
ch’or di dietro or dinanzi or loro è al fianco.
Surgono altiere e minacciose l’onde:
70mugliando sopra il mar va il gregge bianco.
Di tante morti in dubbio e in pena stanno,
quanto son l’acque ch’a ferir li vanno.
Raffiche improvvise colpiscono la nave da ogni lato e la fanno girare senza controllo. Le onde si alzano minacciose e i marinai temono di morire a ogni nuovo urto.
Ottava 10
Or da fronte or da tergo il vento spira;
e questo inanzi, e quello a dietro caccia:
75un altro da traverso il legno aggira;
e ciascun pur naufragio gli minaccia.
Quel che siede al governo, alto sospira
pallido e sbigottito ne la faccia;
e grida invano, e invan con mano accenna
80or di voltare, or di calar l’antenna.
Venti contrari spingono lo scafo avanti, indietro e di traverso. Il timoniere, pallido e terrorizzato, grida ordini che l’equipaggio fatica a eseguire.
Ottava 11
Ma poco il cenno, e ’l gridar poco vale:
tolto è ’l veder da la piovosa notte.
La voce, senza udirsi, in aria sale,
in aria che ferìa con maggior botte
85de’ naviganti il grido universale,
e ’l fremito de l’onde insieme rotte:
e in prora e in poppa e in amendue le bande
non si può cosa udir, che si commande.
La pioggia e la notte impediscono di vedere, mentre il frastuono del mare e del vento copre le voci. Nessuno riesce a sentire le istruzioni impartite dalla prua o dalla poppa.
Ottava 12
Da la rabbia del vento che si fende
90ne le ritorte, escono orribil suoni:
di spessi lampi l’aria si raccende,
risuona ’l ciel di spaventosi tuoni.
V’è chi corre al timon, chi i remi prende;
van per uso agli uffici a che son buoni:
95chi s’affatica a sciorre e chi a legare;
vota altri l’acqua, e torna il mar nel mare.
Le corde fischiano sotto la violenza del vento; fulmini e tuoni attraversano il cielo. Alcuni marinai cercano di manovrare il timone, altri i remi, altri ancora tentano di riparare lo scafo e svuotarlo dall’acqua.
Ottava 13
Ecco stridendo l’orribil procella
che ’l repentin furor di borea spinge,
la vela contra l’arbore flagella:
100il mar si leva, e quasi il cielo attinge.
Frangonsi i remi; e di fortuna fella
tanto la rabbia impetuosa stringe,
che la prora si volta, e verso l’onda
fa rimaner la disarmata sponda.
Una raffica violentissima spezza i remi e rovescia la nave su un fianco. Le vele sono sbattute contro gli alberi e la tempesta sembra ormai impossibile da contrastare.
Ottava 14
105Tutta sotto acqua va la destra banda,
e sta per riversar di sopra il fondo.
Ognun, gridando, a Dio si raccomanda;
che più che certi son gire al profondo.
D’uno in un altro mal fortuna manda:
110il primo scorre, e vien dietro il secondo.
Il legno vinto in più parti si lassa,
e dentro l’inimica onda vi passa.
Una parte dello scafo si immerge completamente e tutti pregano Dio, convinti di essere sul punto di affondare. La nave comincia ad aprirsi, lasciando entrare l’acqua da più punti.
Ottava 15
Muove crudele e spaventoso assalto
da tutti i lati il tempestoso verno.
115Veggon talvolta il mar venir tant’alto,
che par ch’arrivi insin al ciel superno.
Talor fan sopra l’onde in su tal salto,
ch’a mirar giù par lor veder lo ’nferno.
O nulla o poca speme è che conforte;
120e sta presente inevitabil morte.
Le onde si alzano fino a sembrare montagne e poi sprofondano in abissi che paiono infernali. I marinai si sentono continuamente trascinati fra cielo e morte, senza quasi nessuna speranza.
Ottava 16
Tutta la notte per diverso mare
scorsero errando ove cacciolli il vento;
il fiero vento che dovea cessare
nascendo il giorno, e ripigliò augumento.
125Ecco dinanzi un nudo scoglio appare:
voglion schivarlo, e non v’hanno argumento.
Li porta, lor mal grado, a quella via
il crudo vento e la tempesta ria.
La tempesta prosegue per tutta la notte e non diminuisce all’alba. Davanti alla nave compare uno scoglio, ma il vento la spinge irresistibilmente contro di esso.
Ottava 17
Tre volte e quattro il pallido nocchiero
130mette vigor perché ’l timon sia volto
e trovi più sicuro altro sentiero;
ma quel si rompe, e poi dal mar gli è tolto.
Ha sì la vela piena il vento fiero,
che non si può calar poco né molto:
135né tempo han di riparo o di consiglio;
che troppo appresso è quel mortal periglio.
Il comandante tenta ripetutamente di cambiare rotta, ma il timone si rompe e viene portato via dall’acqua. Le vele non possono essere ammainate e lo scoglio è ormai troppo vicino.
Ottava 18
Poi che senza rimedio si comprende
la irreparabil rotta de la nave,
ciascuno al suo privato utile attende,
140ciascun salvar la vita sua cura have.
Chi può più presto al palischermo scende;
ma quello è fatto subito sì grave
per tanta gente che sopra v’abbonda,
che poco avanza a gir sotto la sponda.
Quando tutti comprendono che la nave sembra destinata a schiantarsi, ciascuno pensa soltanto alla propria salvezza. Molti si precipitano su una piccola barca, caricandola oltre ogni possibilità.
Ottava 19
145Ruggier che vide il comite e ’l padrone
e gli altri abbandonar con fretta il legno,
come senz’arme si trovò in giubbone,
campar su quel battel fece disegno:
ma lo trovò sì carco di persone,
150e tante venner poi, che l’acque il segno
passaro in guisa, che per troppo pondo
con tutto il carco andò il legnetto al fondo:
Ruggiero, privo dell’armatura, prova a sua volta a salire sulla scialuppa, ma la trova già affollata. Altre persone si ammassano e la barca affonda sotto il peso dei passeggeri.
Ottava 20
del mare al fondo: e seco trasse quanti
lasciaro a sua speranza il maggior legno.
155Allor s’udì con dolorosi pianti
chiamar soccorso dal celeste regno:
ma quelle voci andaro poco inanti,
che venne il mar pien d’ira e di disdegno,
e subito occupò tutta la via
160onde il lamento e il flebil grido uscia.
La scialuppa trascina con sé tutti coloro che avevano sperato di salvarsi abbandonando la nave. Le loro grida di aiuto vengono subito soffocate dal mare in tempesta.
Ottava 21
Altri là giù, senza apparir più, resta;
altri risorge e sopra l’onde sbalza;
chi vien nuotando e mostra fuor la testa,
chi mostra un braccio, e chi una gamba scalza.
165Ruggier che ’l minacciar de la tempesta
temer non vuol, dal fondo al sommo s’alza,
e vede il nudo scoglio non lontano,
ch’egli e i compagni avean fuggito invano.
Alcuni scompaiono sott’acqua, altri riemergono per pochi istanti agitando braccia e gambe. Ruggiero lotta per risalire in superficie e vede non lontano lo scoglio che la nave aveva tentato inutilmente di evitare.
Ottava 22
Spera, per forza di piedi e di braccia
170nuotando, di salir sul lito asciutto.
Soffiando viene, e lungi da la faccia
l’onda respinge e l’importuno flutto.
Il vento intanto e la tempesta caccia
il legno voto, e abbandonato in tutto
175da quelli che per lor pessima sorte
il disio di campar trasse alla morte.
Il giovane nuota con forza verso la roccia, cercando di respingere le onde che gli si infrangono sul viso. Intanto la nave maggiore, rimasta senza equipaggio, viene trascinata via dalla corrente.
Ottava 23
Oh fallace degli uomini credenza!
campò la nave che dovea perire;
quando il padrone e i galleotti senza
180governo alcun l’avean lasciata gire.
Parve che si mutasse di sentenza
il vento, poi che ogni uom vide fuggire:
fece che ’l legno a miglior via si torse,
né toccò terra, e in sicura onda corse.
Il poeta osserva ironicamente che gli uomini si ingannano spesso sul proprio destino: la nave considerata perduta si salva proprio dopo che tutti l’hanno abbandonata. Il vento cambia direzione e la conduce in acque più sicure.
Ottava 24
185E dove col nocchier tenne via incerta,
poi che non l’ebbe, andò in Africa al dritto,
e venne a capitar presso a Biserta
tre miglia o due, dal lato verso Egitto;
e ne l’arena sterile e deserta
190restò, mancando il vento e l’acqua, fitto.
Or quivi sopravenne, a spasso andando,
come di sopra io vi narrava, Orlando.
Senza timoniere la nave segue una rotta favorevole, attraversa il mare e finisce per arenarsi sulla costa africana, poco distante da Biserta. È proprio l’imbarcazione che Orlando aveva visto arrivare senza marinai.
Ottava 25
E disioso di saper se fusse
la nave sola, e fusse o vota o carca,
195con Brandimarte a quella si condusse
e col cognato, in su una lieve barca.
Poi che sotto coverta s’introdusse,
tutta la ritrovò d’uomini scarca:
vi trovò sol Frontino il buon destriero,
200l’armatura e la spada di Ruggiero;
Orlando, curioso di sapere se la nave contenga qualcosa, vi sale con Brandimarte e Oliviero. Sotto coperta non trova nessuna persona, ma scopre Frontino, l’armatura e la spada di Ruggiero.
Ottava 26
di cui fu per campar tanto la fretta,
ch’a tor la spada non ebbe pur tempo.
Conobbe quella il paladin, che detta
fu Balisarda, e che già sua fu un tempo.
205So che tutta l’istoria avete letta,
come la tolse a Falerina, al tempo
che le distrusse anco il giardin sì bello,
e come a lui poi la rubò Brunello;
Ruggiero, fuggendo, non aveva avuto il tempo di prendere Balisarda. Orlando la riconosce perché in passato era stata sua: l’aveva conquistata alla maga Falerina, prima che Brunello gliela sottraesse.
Ottava 27
e come sotto il monte di Carena
210Brunel ne fe’ a Ruggier libero dono.
Di che taglio ella fosse e di che schena,
n’avea già fatto esperimento buono;
io dico Orlando: e però n’ebbe piena
letizia, e ringrazionne il sommo Trono;
215e si credette (e spesso il disse dopo),
che Dio gliele mandasse a sì grande uopo:
Brunello aveva poi regalato la spada a Ruggiero, e Orlando ne conosceva già il potere. Il paladino ringrazia Dio per avergliela fatta ritrovare proprio alla vigilia del duello contro Gradasso.
Ottava 28
a sì grande uopo, come era, dovendo
condursi col signor di Sericana;
ch’oltre che di valor fosse tremendo,
220sapea ch’avea Baiardo e Durindana.
L’altra armatura, non la conoscendo,
non apprezzò per cosa sì soprana,
come chi ne fe’ prova apprezzò quella,
per buona sì, ma per più ricca e bella.
Orlando deve affrontare un avversario formidabile, armato di Durindana e montato su Baiardo. Per questo considera il ritrovamento di Balisarda particolarmente utile; l’armatura di Ruggiero gli sembra invece meno importante.
Ottava 29
225E perché gli facean poco mestiero
l’arme (ch’era inviolabile e affatato),
contento fu che l’avesse Oliviero;
il brando no, che sel pose egli a lato:
a Brandimarte consegnò il destriero.
230Così diviso ed ugualmente dato
volse che fosse a ciaschedun compagno
ch’insieme si trovar, di quel guadagno.
Poiché il corpo di Orlando è invulnerabile per magia, il paladino offre l’armatura a Oliviero. Tiene Balisarda per sé e consegna Frontino a Brandimarte, distribuendo equamente i beni trovati.
Ottava 30
Pel dì de la battaglia ogni guerriero
studia aver ricco e nuovo abito indosso.
235Orlando riccamar fa nel quartiero
l’alto Babel dal fulmine percosso.
Un can d’argento aver vuole Oliviero,
che giaccia, e che la lassa abbia sul dosso,
con un motto che dica: Fin che vegna:
240e vuol d’oro la vesta e di sé degna.
I tre cavalieri preparano insegne e abiti per il giorno della sfida. Orlando sceglie l’immagine della torre di Babele colpita dal fulmine; Oliviero vuole un cane d’argento con un guinzaglio e il motto «Finché venga».
Ottava 31
Fece disegno Brandimarte, il giorno
de la battaglia, per amor del padre,
e per suo onor, di non andare adorno
se non di sopraveste oscure ed adre.
245Fiordiligi le fe’ con fregio intorno,
quanto più seppe far, belle e leggiadre.
Di ricche gemme il fregio era contesto;
d’un schietto drappo e tutto nero il resto.
Brandimarte desidera indossare una sopravveste nera in onore del padre defunto. Fiordiligi confeziona l’abito con grande cura, arricchendo i bordi di pietre preziose e lasciando il resto volutamente scuro.
Ottava 32
Fece la donna di sua man le sopra-
250vesti a cui l’arme converrian più fine,
de’ quai l’osbergo il cavallier si cuopra,
e la groppa al cavallo e ’l petto e ’l crine.
Ma da quel dì che cominciò quest’opra,
continuando a quel che le diè fine,
255e dopo ancora, mai segno di riso
far non poté, né d’allegrezza in viso.
La donna prepara anche le coperture per il cavallo e per l’armatura, ma durante tutto il lavoro non riesce mai a sorridere. È tormentata da un presentimento di sventura che non sa spiegare.
Ottava 33
Sempre ha timor nel cor, sempre tormento
che Brandimarte suo non le sia tolto.
Già l’ha veduto in cento lochi e cento
260in gran battaglie e perigliose avvolto;
né mai, come ora, simile spavento
le agghiacciò il sangue e impallidille il volto:
e questa novità d’aver timore
le fa tremar di doppia tema il core.
Fiordiligi ha già visto Brandimarte affrontare moltissimi pericoli senza provare una paura simile. Proprio questa angoscia insolita la spaventa ancora di più, perché sembra annunciarle qualcosa di terribile.
Ottava 34
265Poi che son d’arme e d’ogni arnese in punto,
alzano al vento i cavallier le vele.
Astolfo e Sansonetto con l’assunto
riman del grande esercito fedele.
Fiordiligi col cor di timor punto,
270empiendo il ciel di voti e di querele,
quanto con vista seguitar le puote,
segue le vele in alto mar remote.
Quando i tre cavalieri salpano per Lipadusa, Fiordiligi li segue con lo sguardo finché riesce a distinguere le vele. Piange e prega per Brandimarte, mentre Astolfo e Sansonetto restano a comandare le forze cristiane.
Ottava 35
Astolfo a gran fatica e Sansonetto
poté levarla dal mirar ne l’onda
275e ritrarla al palagio, ove sul letto
la lasciaro affannata e tremebonda.
Portava intanto il bel numero eletto
dei tre buon cavallier l’aura seconda.
Andò il legno a trovar l’isola al dritto,
280ove far si dovea tanto conflitto.
Astolfo e Sansonetto conducono a fatica Fiordiligi lontano dalla spiaggia. La donna si ritira sconvolta, mentre la nave dei tre campioni procede con vento favorevole verso l’isola scelta per la sfida.
Ottava 36
Sceso nel lito il cavallier d’Anglante,
il cognato Oliviero e Brandimarte,
col padiglione il lato di levante
primi occupar; né forse il fer senz’arte.
285Giunse quel dì medesimo Agramante,
e s’accampò da la contraria parte;
ma perché molto era inchinata l’ora,
differir la battaglia ne l’aurora.
Orlando, Oliviero e Brandimarte sbarcano per primi e occupano la parte orientale dell’isola. Agramante, Gradasso e Sobrino arrivano lo stesso giorno e si accampano di fronte. Poiché è ormai tardi, decidono di combattere all’alba.
Ottava 37
Di qua e di là sin alla nuova luce
290stanno alla guardia i servitori armati.
La sera Brandimarte si conduce
là dove i Saracin sono alloggiati,
e parla, con licenza del suo duce,
al re african; ch’amici erano stati:
295e Brandimarte già con la bandiera
del re Agramante in Francia passato era.
Durante la notte le guardie sorvegliano i due accampamenti. Brandimarte ottiene il permesso di Orlando di andare a parlare con Agramante: un tempo lo aveva servito e fra loro esisteva ancora un legame personale.
Ottava 38
Dopo i saluti e ’l giunger mano a mano,
molte ragion, sì come amico, disse
il fedel cavalliero al re pagano,
300perché a questa battaglia non venisse:
e di riporgli ogni cittade in mano,
che sia tra ’l Nilo e ’l segno ch’Ercol fisse,
con volontà d’Orlando gli offeria,
se creder volea al Figlio di Maria.
Brandimarte saluta l’antico sovrano e lo esorta a rinunciare alla battaglia. Gli offre la restituzione dei territori perduti, con l’accordo di Orlando, a condizione che accetti la fede cristiana.
Ottava 39
305– Perché sempre v’ho amato ed amo molto,
questo consiglio (gli dicea) vi dono;
e quando già, signor, per me l’ho tolto,
creder potete ch’io l’estimo buono.
Cristo conobbi Dio, Maumette stolto;
310e bramo voi por ne la via in ch’io sono:
ne la via di salute, signor, bramo
che siate meco, e tutti gli altri ch’amo.
Spiega che lo fa per sincero affetto verso Agramante. Dopo la propria conversione ha riconosciuto Cristo come vero Dio e desidera che anche l’amico possa salvarsi spiritualmente.
Ottava 40
Qui consiste il ben vostro; né consiglio
altro potete prender, che vi vaglia;
315e men di tutti gli altri, se col figlio
di Milon vi mettete alla battaglia;
che ’l guadagno del vincere al periglio
de la perdita grande non si agguaglia.
Vincendo voi, poco acquistar potete;
320ma non perder già poco, se perdete.
Brandimarte sostiene che il duello è una scelta pericolosa e poco vantaggiosa: anche vincendo, Agramante non recupererebbe facilmente tutto ciò che ha perduto; sconfitto, perderebbe molto di più.
Ottava 41
Quando uccidiate Orlando, e noi venuti
qui per morire o vincere con lui,
io non veggo per questo che i perduti
domini a racquistar s’abbian per vui.
325Né dovete sperar che sì si muti
lo stato de le cose, morti nui,
ch’uomini a Carlo manchino da porre
quivi a guardar fin all’estrema torre. –
La morte di Orlando e degli altri due campioni non basterebbe a restituire l’Africa ai saraceni, perché Carlo Magno dispone ancora di molti eserciti e comandanti per difendere i territori conquistati.
Ottava 42
Così parlava Brandimarte, ed era
330per suggiungere ancor molte altre cose;
ma fu con voce irata e faccia altiera
dal pagano interrotto, che rispose:
– Temerità per certo e pazzia vera
è la tua, e di qualunque che si pose
335a consigliar mai cosa o buona o ria,
ove chiamato a consigliar non sia.
Agramante interrompe Brandimarte con ira. Lo accusa di presunzione per aver osato consigliarlo senza esserne stato richiesto e rifiuta di ascoltare ulteriormente il suo discorso.
Ottava 43
E che ’l consiglio che mi dai, proceda
da ben che m’hai voluto e vuommi ancora,
io non so, a dire il ver, come io tel creda,
340quando qui con Orlando ti veggo ora.
Crederò ben, tu che ti vedi in preda
di quel dragon che l’anime devora,
che brami teco nel dolore eterno
tutto ’l mondo poter trarre all’inferno.
Il re dubita della sincerità dei consigli perché Brandimarte ora combatte dalla parte di Orlando. Considera la conversione cristiana un errore e accusa l’amico di voler trascinare altri nella stessa sorte spirituale.
Ottava 44
345Ch’io vinca o perda, o debba nel mio regno
tornare antiquo, o sempre starne in bando,
in mente sua n’ha Dio fatto disegno,
il qual né io, né tu, né vede Orlando.
Sia quel che vuol, non potrà ad atto indegno
350di re inchinarmi mai timor nefando.
S’io fossi certo di morir, vo’ morto
prima restar, ch’al sangue mio far torto.
Agramante afferma che il proprio destino è deciso da Dio e che nessun uomo può conoscerlo. Qualunque sia l’esito della battaglia, non intende compiere azioni che giudica indegne della propria dignità regale, neppure per salvarsi la vita.
Ottava 45
Or ti puoi ritornar; che se migliore
non sei dimani in questo campo armato,
355che tu mi sia paruto oggi oratore,
mal troverassi Orlando accompagnato. –
Queste ultime parole usciron fuore
del petto acceso d’Agramante irato.
Ritornò l’uno e l’altro, e ripososse,
360fin che del mare il giorno uscito fosse.
Il re ordina a Brandimarte di tornare al proprio campo, aggiungendo che spera di trovarlo in battaglia più valido di quanto sia stato come consigliere. Il cavaliere si allontana e tutti si preparano alla notte di riposo.
Ottava 46
Nel biancheggiar de la nuova alba armati,
e in un momento fur tutti a cavallo.
Pochi sermon si son tra loro usati:
non vi fu indugio, non vi fu intervallo,
365che i ferri de le lance hanno abbassati.
Ma mi parria, Signor, far troppo fallo,
se, per voler di costor dir, lasciassi
tanto Ruggier nel mar, che v’affogassi.
All’alba i sei campioni si armano, montano a cavallo e iniziano quasi subito il combattimento. Ariosto sospende però la scena per tornare a Ruggiero, rimasto nel mare in tempesta.
Ottava 47
Il giovinetto con piedi e con braccia
370percotendo venìa l’orribil onde.
Il vento e la tempesta gli minaccia;
ma più la coscienza lo confonde.
Teme che Cristo ora vendetta faccia;
che, poi che battezzar ne l’acque monde,
375quando ebbe tempo, sì poco gli calse,
or si battezzi in queste amare e salse.
Ruggiero nuota con tutte le forze fra le onde. Più della morte lo tormenta la coscienza: teme che Dio voglia punirlo per aver trascurato troppo a lungo la promessa di ricevere il battesimo.
Ottava 48
Gli ritornano a mente le promesse
che tante volte alla sua donna fece;
quel che giurato avea quando si messe
380contra Rinaldo, e nulla satisfece.
A Dio, ch’ivi punir non lo volesse,
pentito disse quattro volte e diece;
e fece voto di core e di fede
d’esser cristian, se ponea in terra il piede:
Il giovane ricorda le promesse fatte a Bradamante e il giuramento pronunciato davanti a Rinaldo. Prega ripetutamente Dio di risparmiarlo e fa voto di convertirsi se riuscirà a raggiungere la terraferma.
Ottava 49
385e mai più non pigliar spada né lancia
contra ai fedeli in aiuto de’ Mori;
ma che ritorneria subito in Francia,
e a Carlo renderia debiti onori;
né Bradamante più terrebbe a ciancia,
390e verria a fine onesto dei suo’ amori.
Miracol fu, che sentì al fin del voto
crescersi forza e agevolarsi il nuoto.
Ruggiero promette inoltre di non combattere più per i saraceni contro i cristiani, di tornare in Francia, di onorare Carlo Magno e di sposare finalmente Bradamante. Dopo il voto sente crescere improvvisamente le proprie forze.
Ottava 50
Cresce la forza e l’animo indefesso:
Ruggier percuote l’onde e le respinge,
395l’onde che seguon l’una all’altra presso,
di che una il leva, un’altra lo sospinge.
Così montando e discendendo spesso
con gran travaglio, al fin l’arena attinge;
e da la parte onde s’inchina il colle
400più verso il mar, esce bagnato e molle.
Sostenuto da un coraggio nuovo, attraversa le onde e raggiunge la spiaggia rocciosa. Riesce infine a uscire dall’acqua sul fianco dell’isola più vicino al mare.
Ottava 51
Fur tutti gli altri che nel mar si diero,
vinti da l’onde, e al fin restar ne l’acque.
Nel solitario scoglio uscì Ruggiero,
come all’alta Bontà divina piacque.
405Poi che fu sopra il monte inculto e fiero
sicur dal mar, nuovo timor gli nacque
d’avere esilio in sì strette confine,
e di morirvi di disagio al fine.
Tutti gli altri che avevano abbandonato la nave sono annegati. Ruggiero è il solo superstite approdato sullo scoglio, ma teme ora di rimanervi isolato e di morire di fame.
Ottava 52
Ma pur col core indomito, e costante
410di patir quanto è in ciel di lui prescritto,
pei duri sassi l’intrepide piante
mosse, poggiando invêr la cima al dritto.
Non era cento passi andato inante,
che vide d’anni e d’astinenze afflitto
415uom ch’avea d’eremita abito e segno,
di molta riverenza e d’onor degno;
Il cavaliere accetta con fermezza ciò che gli riserverà il destino e sale sul pendio. Dopo pochi passi incontra un vecchio dall’aspetto venerabile, vestito come un eremita.
Ottava 53
che, come gli fu presso: – Saulo, Saulo,
(gridò), perché persegui la mia fede?
(come allor il Signor disse a san Paulo,
420che ’l colpo salutifero gli diede).
Passar credesti il mar, né pagar naulo,
e defraudare altrui de la mercede.
Vedi che Dio, c’ha lunga man, ti giunge
quando tu gli pensasti esser più lunge. –
Il religioso lo interpella con le parole rivolte da Cristo a san Paolo: gli chiede perché abbia perseguitato la fede cristiana e gli spiega che nessuno può sottrarsi alla giustizia divina, neppure fuggendo per mare.
Ottava 54
425E seguitò il santissimo eremita,
il qual la notte inanzi avuto avea
in vision da Dio, che con sua aita
allo scoglio Ruggier giunger dovea:
e di lui tutta la passata vita,
430e la futura, e ancor la morte rea,
figli e nipoti ed ogni discendente
gli avea Dio rivelato interamente.
L’eremita ha ricevuto da Dio, in visione, l’annuncio dell’arrivo di Ruggiero. Gli sono stati rivelati anche la vita passata del giovane, il suo futuro e le vicende dei discendenti.
Ottava 55
Seguitò l’eremita riprendendo
prima Ruggiero; e al fin poi confortollo.
435Lo riprendea ch’era ito differendo
sotto il soave giogo a porre il collo;
e quel che dovea far, libero essendo,
mentre Cristo pregando a sé chiamollo,
fatto avea poi con poca grazia, quando
440venir con sferza il vide minacciando.
Il santo rimprovera Ruggiero per aver rinviato la conversione mentre avrebbe potuto compierla liberamente. Ora ha cercato l’aiuto di Cristo soltanto dopo essere stato minacciato dalla morte, e dunque la sua decisione è arrivata tardi.
Ottava 56
Poi confortollo che non niega il cielo
tardi o per tempo Cristo a chi gliel chiede;
e di quelli operarii del Vangelo
narrò, che tutti ebbono ugual mercede.
445Con caritade e con devoto zelo
lo venne ammaestrando ne la fede,
verso la cella sua con lento passo,
ch’era cavata a mezzo il duro sasso.
L’eremita lo consola spiegando che Cristo accoglie anche chi si pente all’ultimo momento. Gli racconta la parabola evangelica degli operai della vigna, ricompensati ugualmente, e lo accompagna verso la propria cella.
Ottava 57
Di sopra siede alla devota cella
450una piccola chiesa che risponde
all’oriente, assai commoda e bella:
di sotto un bosco scende sin all’onde,
di lauri e di ginepri e di mortella,
e di palme fruttifere e feconde;
455che riga sempre una liquida fonte,
che mormorando cade giù dal monte.
L’abitazione dell’eremita è scavata nella roccia, sotto una piccola chiesa rivolta a oriente. Un bosco di alberi profumati scende fino al mare e una sorgente attraversa il pendio.
Ottava 58
Eran degli anni ormai presso a quaranta
che su lo scoglio il fraticel si messe;
ch’a menar vita solitaria e santa
460luogo oportuno il Salvator gli elesse.
Di frutte colte or d’una or d’altra pianta,
e d’acqua pura la sua vita resse,
che valida e robusta e senza affanno
era venuta all’ottantesimo anno.
Il religioso vive su quell’isola da quasi quarant’anni, nutrendosi di frutti e acqua. Nonostante l’età avanzata, che si avvicina agli ottant’anni, conserva salute e forza grazie alla vita semplice.
Ottava 59
465Dentro la cella il vecchio accese il fuoco,
e la mensa ingombrò di vari frutti,
ove si ricreò Ruggiero un poco,
poscia ch’i panni e i capelli ebbe asciutti.
Imparò poi più ad agio in questo loco
470de nostra fede i gran misteri tutti;
ed alla pura fonte ebbe battesmo
il dì seguente dal vecchio medesmo.
Nella cella accende il fuoco e offre frutta a Ruggiero, che può asciugarsi e riposare. Poi gli insegna i principi della fede e il giorno dopo lo battezza con l’acqua della sorgente.
Ottava 60
Secondo il luogo, assai contento stava
quivi Ruggier; che ’l buon servo di Dio
475fra pochi giorni intenzion gli dava
di rimandarlo ove più avea disio.
Di molte cose intanto ragionava
con lui sovente, or al regno di Dio,
or agli propri casi appertinenti,
480or del suo sangue alle future genti.
Ruggiero vive serenamente presso l’eremita, che promette di aiutarlo a tornare presto in Francia. I due parlano della religione, del suo passato e del destino futuro della sua famiglia.
Ottava 61
Avea il Signor, che ’l tutto intende e vede,
rivelato al santissimo eremita,
che Ruggier da quel dì ch’ebbe la fede,
dovea sette anni, e non più, stare in vita;
485che per la morte che sua donna diede
a Pinabel, ch’a lui fia attribuita,
saria, e per quella ancor di Bertolagi,
morto dai Maganzesi empi e malvagi.
Dio ha rivelato all’eremita che Ruggiero vivrà soltanto sette anni dopo il battesimo. Verrà ucciso per tradimento dai Maganzesi, anche a causa delle morti di Pinabello e Bertolagi, di cui sarà ritenuto responsabile.
Ottava 62
E che quel tradimento andrà sì occulto,
490che non se n’udirà di fuor novella;
perché nel proprio loco fia sepulto
ove anco ucciso da la gente fella:
per questo tardi vendicato ed ulto
fia da la moglie e da la sua sorella.
495E che col ventre pien per lunga via
da la moglie fedel cercato fia.
L’assassinio resterà nascosto perché Ruggiero sarà sepolto nel luogo stesso del delitto. Bradamante, incinta, lo cercherà a lungo e soltanto più tardi lei e Marfisa riusciranno a vendicarlo.
Ottava 63
Fra l’Adice e la Brenta a piè de’ colli
ch’al troiano Antenòr piacqueno tanto,
con le sulfuree vene e rivi molli,
500con lieti solchi e prati ameni a canto,
che con l’alta Ida volentier mutolli,
col sospirato Ascanio e caro Xanto,
a parturir verrà ne le foreste
che son poco lontane al frigio Ateste.
La vedova, incinta, raggiungerà un territorio fra Adige e Brenta, vicino ai colli e alle foreste della zona di Este. Qui, secondo la profezia, darà alla luce il figlio destinato a continuare la stirpe.
Ottava 64
505E ch’in bellezza ed in valor cresciuto
il parto suo, che pur Ruggier fia detto,
e del sangue troian riconosciuto
da quei Troiani, in lor signor fia elletto;
e poi da Carlo, a cui sarà in aiuto
510incontra i Longobardi giovinetto,
dominio giusto avrà del bel paese,
e titolo onorato di marchese.
Il bambino si chiamerà ancora Ruggiero, crescerà bello e valoroso e sarà riconosciuto come discendente troiano. Diventerà signore di quelle terre e aiuterà Carlo in guerra contro i Longobardi, ottenendo il titolo di marchese.
Ottava 65
E perché dirà Carlo in latino: – <I>Este</I>
signori qui, – quando faragli il dono,
515nel secolo futur nominato Este
sarà il bel luogo con augurio buono;
e così lascierà il nome d’Ateste
de le due prime note il vecchio suono.
Avea Dio ancora al servo suo predetta
520di Ruggier la futura aspra vendetta:
Il nome di Este viene spiegato attraverso una leggendaria espressione latina attribuita a Carlo Magno. L’eremita conosce anche il modo in cui la morte del primo Ruggiero sarà rivelata e vendicata.
Ottava 66
ch’in visione alla fedel consorte
apparirà dinanzi al giorno un poco;
e le dirà chi l’avrà messo a morte,
e, dove giacerà, mostrerà il loco:
525onde ella poi con la cognata forte
distruggerà Pontieri a ferro e a fuoco;
né farà a’ Maganzesi minor danni
il figlio suo Ruggiero, ov’abbia gli anni.
Ruggiero apparirà in sogno alla moglie prima dell’alba e le indicherà chi lo ha ucciso e dove è sepolto. Bradamante e Marfisa distruggeranno la città dei responsabili, mentre il figlio, crescendo, continuerà la vendetta contro i Maganzesi.
Ottava 67
D’Azzi, d’Alberti, d’Obici discorso
530fatto gli aveva, e di lor stirpe bella,
insino a Nicolò, Leonello, Borso,
Ercole, Alfonso, Ippolito e Issabella.
Ma il santo vecchio, ch’alla lingua ha il morso,
non di quanto egli sa però favella:
535narra a Ruggier quel che narrar conviensi;
e quel ch’in sé de’ ritener, ritiensi.
Il religioso conosce l’intera genealogia dei futuri Estensi, fino ai signori contemporanei di Ariosto, ma non racconta tutto a Ruggiero. Gli rivela soltanto quanto ritiene opportuno per la sua vita e la sua fede.
Ottava 68
In questo tempo Orlando e Brandimarte
e ’l marchese Olivier col ferro basso
vanno a trovare il saracino Marte
540(che così nominar si può Gradasso)
e gli altri duo che da contraria parte
han mosso i buon destrier più che di passo;
io dico il re Agramante e ’l re Sobrino:
rimbomba al corso il lito e ’l mar vicino.
Il poeta torna al duello di Lipadusa: Orlando, Brandimarte e Oliviero caricano i tre campioni saraceni, Gradasso, Agramante e Sobrino. Il fragore degli zoccoli risuona sull’isola e sul mare vicino.
Ottava 69
545Quando allo scontro vengono a trovarsi,
e in tronchi vola al ciel rotta ogni lancia,
del gran rumor fu visto il mar gonfiarsi,
del gran rumor che s’udì sino in Francia.
Venne Orlando e Gradasso a riscontrarsi;
550e potea stare ugual questa bilancia,
se non era il vantaggio di Baiardo,
che fe’ parer Gradasso più gagliardo.
Le lance si spezzano al primo scontro. Orlando affronta Gradasso, ma il cavallo di quest’ultimo, Baiardo, gli dà un vantaggio che non dipende direttamente dal valore dei due guerrieri.
Ottava 70
Percosse egli il destrier di minor forza,
ch’Orlando avea, d’un urto così strano,
555che lo fece piegare a poggia e ad orza,
e poi cader, quanto era lungo, al piano.
Orlando di levarlo si risforza
tre volte e quattro, e con sproni e con mano;
e quando al fin nol può levar, ne scende,
560lo scudo imbraccia, e Balisarda prende.
Baiardo urta con tanta forza il destriero di Orlando da farlo cadere. Il paladino tenta inutilmente di rimetterlo in piedi e alla fine combatte a piedi con lo scudo e Balisarda.
Ottava 71
Scontrossi col re d’Africa Oliviero;
e fur di quello incontro a paro a paro.
Brandimarte restar senza destriero
fece Sobrin: ma non si seppe chiaro
565se v’ebbe il destrier colpa o il cavalliero;
ch’avezzo era cader Sobrin di raro.
O del destriero o suo pur fosse il fallo,
Sobrin si ritrovò giù del cavallo.
Oliviero e Agramante si scontrano senza che uno prevalga. Brandimarte disarciona Sobrino, cosa insolita per un guerriero tanto esperto, anche se non è chiaro se la caduta dipenda dal cavaliere o dal cavallo.
Ottava 72
Or Brandimarte che vide per terra
570il re Sobrin, non l’assalì altrimente,
ma contra il re Gradasso si disserra,
ch’avea abbattuto Orlando parimente.
Tra il marchese e Agramante andò la guerra
come fu cominciata primamente:
575poi che si roppon l’aste negli scudi,
s’eran tornati incontra a stocchi ignudi.
Brandimarte non colpisce Sobrino a terra: si rivolge contro Gradasso per aiutare Orlando. Oliviero e Agramante continuano intanto a combattersi con le spade, dopo aver spezzato le lance.
Ottava 73
Orlando, che Gradasso in atto vede,
che par ch’a lui tornar poco gli caglia;
né tornar Brandimarte gli concede,
580tanto lo stringe e tanto lo travaglia;
si volge intorno, e similmente a piede
vede Sobrin che sta senza battaglia.
Vêr lui s’aventa; e al muover de le piante
fa il ciel tremar del suo fiero sembiante.
Orlando nota che Gradasso è impegnato con Brandimarte e vede Sobrino a piedi, momentaneamente senza avversario. Si lancia quindi contro il vecchio re con un aspetto talmente minaccioso da spaventarlo.
Ottava 74
585Sobrin che di tanto uom vede l’assalto,
stretto ne l’arme s’apparecchia tutto:
come nocchiero a cui vegna a gran salto
muggendo incontra il minaccioso flutto,
drizza la prora; e quando il mar tant’alto
590vede salire, esser vorria all’asciutto.
Sobrin lo scudo oppone alla ruina
che da la spada vien di Falerina.
Sobrino si prepara a ricevere l’attacco come un marinaio che vede arrivare un’onda gigantesca: alza lo scudo per difendersi dalla spada del paladino.
Ottava 75
Di tal finezza è quella Balisarda,
che l’arme le puon far poco riparo;
595in man poi di persona sì gagliarda,
in man d’Orlando, unico al mondo o raro,
taglia lo scudo; e nulla la ritarda,
perché cerchiato sia tutto d’acciaro:
taglia lo scudo e sino al fondo fende,
600e sotto a quello in su la spalla scende.
Balisarda, capace di superare le protezioni magiche, taglia facilmente lo scudo di Sobrino nonostante i rinforzi di metallo e prosegue fino alla spalla del guerriero.
Ottava 76
Scende alla spalla; e perché la ritrovi
di doppia lama e di maglia coperta,
non vuol però che molto ella le giovi,
che di gran piaga non la lasci aperta.
605Mena Sobrin; ma indarno è che si provi
ferire Orlando, a cui per grazia certa
diede il Motor del cielo e de le stelle,
che mai forar non se gli può la pelle.
La spada apre una profonda ferita malgrado l’armatura. Sobrino cerca di reagire, ma Orlando è invulnerabile e il suo corpo non può essere trapassato da armi ordinarie.
Ottava 77
Radoppia il colpo il valoroso conte,
610e pensa da le spalle il capo torgli.
Sobrin che sa il valor di Chiaramonte,
e che poco gli val lo scudo opporgli,
s’arretra, ma non tanto, che la fronte
non venisse anco Balisarda a corgli.
615Di piatto fu, ma il colpo tanto fello,
ch’amaccò l’elmo, e gl’intronò il cervello.
Orlando colpisce una seconda volta, tentando di raggiungere la testa dell’avversario. Sobrino si ritira, ma riceve sull’elmo un colpo violentissimo che lo stordisce, pur essendo stato assestato con il piatto della lama.
Ottava 78
Cadde Sobrin del fiero colpo in terra,
onde a gran pezzo poi non è risorto.
Crede finita aver con lui la guerra
620il paladino, e che si giaccia morto;
e verso il re Gradasso si disserra,
che Brandimarte non meni a mal porto:
che ’l pagan d’arme e di spada l’avanza
e di destriero, e forse di possanza.
Sobrino cade a terra privo di sensi. Orlando lo crede morto e corre in aiuto di Brandimarte, impegnato contro Gradasso, che ha cavallo, armatura e forse persino forza superiori.
Ottava 79
625L’ardito Brandimarte in su Frontino,
quel buon destrier che di Ruggier fu dianzi,
si porta così ben col Saracino,
che non par già che quel troppo l’avanzi:
e s’egli avesse osbergo così fino
630come il pagan, gli staria meglio inanzi;
ma gli convien (che mal si sente armato)
spesso dar luogo or d’uno or d’altro lato.
Brandimarte combatte montando Frontino, il cavallo di Ruggiero, e riesce a resistere con intelligenza. La sua armatura però è meno protettiva di quella di Gradasso e lo costringe a evitare molti colpi.
Ottava 80
Altro destrier non è che meglio intenda
di quel Frontino il cavalliero a cenno:
635par che dovunque Durindana scenda,
or quinci or quindi abbia a schivarla senno.
Agramante e Olivier battaglia orrenda
altrove fanno, e giudicar si denno
per duo guerrier di pari in arme accorti,
640e pochi differenti in esser forti.
Frontino sembra capire ogni intenzione del cavaliere e schiva con agilità la spada di Gradasso. Altrove Oliviero e Agramante combattono alla pari, dimostrando notevole forza e abilità.
Ottava 81
Avea lasciato, come io dissi, Orlando
Sobrino in terra; e contra il re Gradasso,
soccorrer Brandimarte disiando,
come si trovò a piè, venìa a gran passo.
645Era vicin per assalirlo, quando
vide in mezzo del campo andare a spasso
il buon cavallo onde Sobrin fu spinto;
e per averlo, presto si fu accinto.
Orlando si avvicina a Gradasso e vede libero il cavallo di Sobrino. Lo afferra e vi monta, così da poter affrontare il re della Sericana senza lo svantaggio di combattere a piedi.
Ottava 82
Ebbe il destrier, che non trovò contesa,
650e levò un salto, ed entrò ne la sella.
Ne l’una man la spada tien sospesa,
mette l’altra alla briglia ricca e bella.
Gradasso vede Orlando, e non gli pesa,
ch’a lui ne viene, e per nome l’appella.
655Ad esso e a Brandimarte e all’altro spera
far parer notte, e che non sia ancor sera.
Orlando avanza con Balisarda, chiamando Gradasso per nome. Il re saraceno interrompe lo scontro con Brandimarte, desideroso di misurarsi direttamente con il grande paladino.
Ottava 83
Voltasi al conte, e Brandimarte lassa,
e d’una punta lo trova al camaglio:
fuor che la carne, ogni altra cosa passa:
660per forar quella è vano ogni travaglio.
Orlando a un tempo Balisarda abbassa:
non vale incanto ov’ella mette il taglio.
L’elmo, lo scudo, l’osbergo e l’arnese,
venne fendendo in giù ciò ch’ella prese;
Gradasso colpisce Orlando con la punta di Durindana, ma non riesce a ferirgli la pelle. Orlando reagisce usando Balisarda, che taglia elmo, scudo e armatura del nemico.
Ottava 84
665e nel volto e nel petto e ne la coscia
lasciò ferito il re di Sericana,
di cui non fu mai tratto sangue, poscia
ch’ebbe quell’arme: or gli par cosa strana
che quella spada (e n’ha dispetto e angoscia)
670le tagli or sì; né pur è Durindana.
E se più lungo il colpo era o più appresso,
l’avria dal capo insino al ventre fesso.
Gradasso, il cui equipaggiamento era considerato impenetrabile, viene ferito al volto, al petto e alla coscia. È sorpreso e angosciato perché la spada di Orlando riesce a danneggiare protezioni che fino a quel momento lo avevano salvato.
Ottava 85
Non bisogna più aver ne l’arme fede,
come avea dianzi; che la prova è fatta.
675Con più riguardo e più ragion procede,
che non solea; meglio al parar si adatta.
Brandimarte ch’Orlando entrato vede,
che gli ha di man quella battaglia tratta,
si pone in mezzo all’una e all’altra pugna,
680perché in aiuto, ove è bisogno, giugna.
Gradasso capisce di non poter più contare sull’invulnerabilità delle proprie armi e diventa più prudente. Brandimarte, vedendo Orlando subentrato nel combattimento, si sposta verso Agramante per aiutare dove serve.
Ottava 86
Essendo la battaglia in tale istato,
Sobrin, ch’era giaciuto in terra molto,
si levò, poi ch’in sé fu ritornato;
e molto gli dolea la spalla e ’l volto:
685alzò la vista e mirò in ogni lato;
poi dove vide il suo signor, rivolto,
per dargli aiuto i lunghi passi torse
tacito sì, ch’alcun non se n’accorse.
Sobrino riprende conoscenza e si rialza dolorante alla spalla e al volto. Quando vede Agramante combattere, si avvia di nascosto a soccorrerlo.
Ottava 87
Vien dietro ad Olivier che tenea gli occhi
690al re Agramante e poco altro attendea;
e gli ferì nei deretan ginocchi
il destrier di percossa in modo rea,
che senza indugio è forza che trabocchi.
Cade Olivier, né ’l piede aver potea,
695il manco piè, ch’al non pensato caso
sotto il cavallo in staffa era rimaso.
Il vecchio saraceno attacca alle spalle il cavallo di Oliviero, impegnato contro Agramante. L’animale cade e il piede di Oliviero resta imprigionato nella staffa sotto il corpo del destriero.
Ottava 88
Sobrin radoppia il colpo, e di riverso
gli mena, e se gli crede il capo torre;
ma lo vieta l’acciar lucido e terso,
700che temprò già Vulcan, portò già Ettorre.
Vede il periglio Brandimarte, e verso
il re Sobrino a tutta briglia corre;
e lo fere in sul capo, e gli dà d’urto;
ma il fiero vecchio è tosto in piè risurto;
Sobrino cerca di finirlo con un colpo alla testa, ma la famosa armatura di Oliviero resiste. Brandimarte interviene e colpisce Sobrino, che si rialza e torna ad assalire l’avversario immobilizzato.
Ottava 89
705e torna ad Olivier per dargli spaccio,
sì ch’espedito all’altra vita vada;
o non lasciare almen ch’esca d’impaccio,
ma che si stia sotto ’l cavallo a bada.
Olivier c’ha di sopra il miglior braccio,
710sì che si può difender con la spada,
di qua di là tanto percuote e punge,
che, quanta è lunga, fa Sobrin star lunge.
Oliviero, pur intrappolato sotto il cavallo, può ancora usare il braccio libero e respinge Sobrino a colpi di spada, impedendogli di avvicinarsi abbastanza per ucciderlo.
Ottava 90
Spera, s’alquanto il tien da sé rispinto,
in poco spazio uscir di quella pena.
715Tutto di sangue il vede molle e tinto,
e che ne versa tanto in su l’arena,
che gli par ch’abbia tosto a restar vinto:
debole è sì, che si sostiene a pena.
Fa per levarsi Olivier molte prove,
720né da dosso il destrier però si muove.
Il vecchio saraceno perde sangue e forza, e Oliviero tenta più volte di liberarsi. Ma il peso del cavallo gli impedisce di alzarsi e il pericolo non è ancora terminato.
Ottava 91
Trovato ha Brandimarte il re Agramante,
e cominciato a tempestargli intorno:
or con Frontin gli è al fianco, or gli è davante,
con quel Frontin che gira come un torno.
725Buon cavallo ha il figliuol di Monodante:
non l’ha peggiore il re di Mezzogiorno;
ha Brigliador che gli donò Ruggiero
poi che lo tolse a Mandricardo altiero.
Brandimarte ha intanto raggiunto Agramante e lo assale da ogni lato con Frontino. Anche il re saraceno monta un ottimo cavallo: Brigliadoro, ricevuto da Ruggiero dopo la morte di Mandricardo.
Ottava 92
Vantaggio ha bene assai de l’armatura;
730a tutta prova l’ha buona e perfetta.
Brandimarte la sua tolse a ventura,
qual poté avere a tal bisogno in fretta:
ma sua animosità sì l’assicura,
ch’in miglior tosto di cangiarla aspetta;
735come che ’l re african d’aspra percossa
la spalla destra gli avea fatta rossa;
Agramante possiede un’armatura migliore di quella di Brandimarte, procurata in fretta prima del duello. Il cavaliere cristiano compensa con l’ardimento, benché abbia già subito colpi alla spalla.
Ottava 93
e serbi da Gradasso anco nel fianco
piaga da non pigliar però da giuoco.
Tanto l’attese al varco il guerrier franco,
740che di cacciar la spada trovò loco.
Spezzò lo scudo, e ferì il braccio manco,
e poi ne la man destra il toccò un poco.
Ma questo un scherzo si può dire e un spasso
verso quel che fa Orlando e ’l re Gradasso.
Brandimarte porta anche una ferita al fianco ricevuta da Gradasso, ma trova il momento per colpire Agramante allo scudo e alle braccia. Queste ferite, tuttavia, sono modeste rispetto a quelle che Orlando infligge a Gradasso.
Ottava 94
745Gradasso ha mezzo Orlando disarmato;
l’elmo gli ha in cima e da dui lati rotto,
e fattogli cader lo scudo al prato,
osbergo e maglia apertagli di sotto:
non l’ha ferito già, ch’era affatato.
750Ma il paladino ha lui peggio condotto:
in faccia, ne la gola, in mezzo il petto
l’ha ferito, oltre a quel che già v’ho detto.
Gradasso ha rotto l’elmo e lo scudo di Orlando e danneggiato la sua armatura, ma non gli ha fatto uscire una goccia di sangue. Orlando, invece, continua a ferirlo al viso, alla gola e al petto.
Ottava 95
Gradasso disperato, che si vede
del proprio sangue tutto molle e brutto,
755e ch’Orlando del suo dal capo al piede
sta dopo tanti colpi ancora asciutto;
leva il brando a due mani, e ben si crede
partirgli il capo, il petto, il ventre e ’l tutto:
e a punto, come vuol, sopra la fronte
760percuote a mezza spada il fiero conte.
Disperato davanti alla propria perdita di sangue e all’invulnerabilità di Orlando, Gradasso impugna Durindana a due mani e sferra un colpo terribile, credendo di poter spaccare in due il paladino.
Ottava 96
E s’era altro ch’Orlando, l’avria fatto,
l’avria sparato fin sopra la sella:
ma, come colto l’avesse di piatto,
la spada ritornò lucida e bella.
765De la percossa Orlando stupefatto,
vide, mirando in terra, alcuna stella:
lasciò la briglia, e ’l brando avria lasciato;
ma di catena al braccio era legato.
La spada colpisce la fronte di Orlando con violenza, ma non riesce a tagliarlo. Il paladino resta stordito e vede quasi le stelle; riesce a non perdere Balisarda soltanto perché l’ha assicurata al braccio con una catena.
Ottava 97
Del suon del colpo fu tanto smarrito
770il corridor ch’Orlando avea sul dorso,
che discorrendo il polveroso lito,
mostrando gìa quanto era buono al corso.
De la percossa il conte tramortito,
non ha valor di ritenergli il morso.
775Segue Gradasso, e l’avria tosto giunto,
poco più che Baiardo avesse punto.
Il cavallo di Orlando, terrorizzato dal fragore del colpo, si lancia in fuga. Orlando, ancora intontito, non riesce a trattenerlo e Gradasso comincia a inseguirlo su Baiardo.
Ottava 98
Ma nel voltar degli occhi, il re Agramante
vide condotto all’ultimo periglio:
che ne l’elmo il figliuol di Monodante
780col braccio manco gli ha dato di piglio;
e glie l’ha dislacciato già davante,
e tenta col pugnal nuovo consiglio:
né gli può far quel re difesa molta,
perché di man gli ha ancor la spada tolta.
Gradasso interrompe però l’inseguimento quando vede Agramante in grave pericolo: Brandimarte gli ha strappato l’elmo e sta per colpirlo mortalmente con il pugnale.
Ottava 99
785Volta Gradasso, e più non segue Orlando,
ma, dove vede il re Agramante, accorre.
L’incauto Brandimarte, non pensando
ch’Orlando costui lasci da sé torre,
non gli ha né gli occhi né ’l pensiero, instando
790il coltel ne la gola al pagan porre.
Giunge Gradasso, e a tutto suo potere
con la spada a due man l’elmo gli fere.
Il re della Sericana torna di corsa ad aiutare Agramante. Brandimarte, concentrato sul nemico che sta per finire, non si accorge dell’arrivo di Gradasso, che gli assesta un colpo potentissimo sull’elmo.
Ottava 100
Padre del ciel, dà fra gli eletti tuoi
spiriti luogo al martir tuo fedele,
795che giunto al fin de’ tempestosi suoi
viaggi, in porto ormai lega le vele.
Ah Durindana, dunque esser tu puoi
al tuo signore Orlando sì crudele,
che la più grata compagnia e più fida
800ch’egli abbia al mondo, inanzi tu gli uccida?
Il poeta si rivolge a Dio chiedendo accoglienza in cielo per Brandimarte, guerriero fedele giunto alla fine del proprio viaggio. Rimprovera idealmente Durindana, un tempo spada di Orlando, perché ora uccide proprio il più caro compagno del suo antico padrone.
Ottava 101
Di ferro un cerchio grosso era duo dita
intorno all’elmo, e fu tagliato e rotto
dal gravissimo colpo, e fu partita
la cuffia de l’acciar ch’era di sotto.
805Brandimarte con faccia sbigottita
giù del destrier si riversciò di botto;
e fuor del capo fe’ con larga vena
correr di sangue un fiume in su l’arena.
Durindana spezza il cerchio di ferro dell’elmo e ne penetra la protezione. Brandimarte cade da cavallo con una ferita mortale alla testa, mentre il sangue si riversa sulla sabbia dell’isola.
Ottava 102
Il conte si risente, e gli occhi gira,
810ed ha il suo Brandimarte in terra scorto;
e sopra in atto il Serican gli mira,
che ben conoscer può che glie l’ha morto.
Non so se in lui poté più il duolo o l’ira;
ma da piangere il tempo avea sì corto,
815che restò il duolo, e l’ira uscì più in fretta.
Ma tempo è ormai che fine al canto io metta.
Orlando riprende conoscenza, si volta e vede Brandimarte a terra con Gradasso sopra di lui. Comprende immediatamente che l’amico è stato ucciso e viene travolto dal dolore e dall’ira; il poeta interrompe il canto nel momento in cui il desiderio di vendetta prende il sopravvento.