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L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto

Canto trentaduesimo

Testo originale e parafrasi

Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.

Testo originaleParafrasi
Ottava 1
1Soviemmi che cantar io vi dovea
(già lo promisi, e poi m’uscì di mente)
d’una sospizion che fatto avea
la bella donna di Ruggier dolente,
5de l’altra più spiacevole e più rea,
e di più acuto e venenoso dente,
che per quel ch’ella udì da Ricciardetto,
a devorare il cor l’entrò nel petto.
Il narratore ricorda di aver promesso di parlare di un nuovo sospetto che tormenta Bradamante. Si tratta di una gelosia ancora più dolorosa di quella nata dalle notizie ricevute da Ricciardetto.
Ottava 2
Dovea cantarne, ed altro incominciai,
10perché Rinaldo in mezzo sopravenne;
e poi Guidon mi diè che fare assai,
che tra camino a bada un pezzo il tenne.
D’una cosa in un’altra in modo entrai,
che mal di Bradamante mi sovenne:
15sovienmene ora, e vo’ narrarne inanti
che di Rinaldo e di Gradasso io canti.
Ariosto spiega di aver interrotto quel racconto per seguire prima Rinaldo e poi Guidone. Ora riprende il filo di Bradamante, prima di tornare al confronto tra Rinaldo e Gradasso.
Ottava 3
Ma bisogna anco, prima ch’io ne parli,
che d’Agramante io vi ragioni un poco,
ch’avea ridutte le reliquie in Arli,
20che gli restar del gran notturno fuoco,
quando a raccor lo sparso campo e a darli
soccorso e vettovaglie era atto il loco:
l’Africa incontra, e la Spagna ha vicina,
ed è in sul fiume assiso alla marina.
Prima di raccontare la pena della guerriera, il poeta riferisce che Agramante ha raccolto ad Arles i superstiti dell’esercito sconfitto. La città è adatta a ricevere rinforzi e viveri, perché è vicina alla Spagna e guarda verso l’Africa.
Ottava 4
25Per tutto ’l regno fa scriver Marsilio
gente a piedi e a cavallo, e trista e buona.
Per forza e per amore ogni navilio
atto a battaglia s’arma in Barcelona.
Agramante ogni dì chiama a concilio;
30né a spesa né a fatica si perdona.
Intanto gravi esazioni e spesse
tutte hanno le città d’Africa oppresse.
Marsilio ordina di reclutare uomini in tutto il regno e di armare navi da guerra a Barcellona. Agramante tiene continui consigli e impone alle città africane pesanti tributi per ricostituire l’esercito.
Ottava 5
Egli ha fatto offerire a Rodomonte,
perché ritorni (ed impetrar nol puote),
35una cugina sua, figlia d’Almonte,
e ’l bel regno d’Oran dargli per dote.
Non si volse l’altier muover dal ponte,
ove tant’arme e tante selle vote
di quei che son già capitati al passo
40ha ragunate, che ne cuopre il sasso.
Agramante tenta inutilmente di convincere Rodomonte a tornare in guerra, offrendogli in matrimonio una parente e il regno di Orano. Il guerriero non abbandona il ponte dove ha accumulato le armi e le selle dei cavalieri sconfitti.
Ottava 6
Già non volse Marfisa imitar l’atto
di Rodomonte: anzi com’ella intese
ch’Agramante da Carlo era disfatto,
sue genti morte, saccheggiate e prese,
45e che con pochi in Arli era ritratto,
senza aspettare invito, il camin prese:
venne in aiuto de la sua corona,
e l’aver gli proferse e la persona.
Marfisa reagisce in modo opposto: saputo che Agramante è stato battuto, raggiunge spontaneamente Arles. Si mette a disposizione del sovrano con tutte le proprie forze e ricchezze.
Ottava 7
E gli menò Brunello, e gli ne fece
50libero dono, il qual non avea offeso:
l’avea tenuto dieci giorni e diece
notti sempre in timor d’essere appeso;
e poi che né con forza né con prece
da nessun vide il patrocinio preso,
55in sì sprezzato sangue non si volse
bruttar l’altiere mani, e lo disciolse.
Marfisa consegna al re anche Brunello, che aveva tenuto per venti giorni sotto la minaccia dell’impiccagione. Non avendo trovato nessuno disposto a difenderlo, decide infine di liberarlo piuttosto che macchiarsi personalmente del sangue di un uomo disprezzato.
Ottava 8
Tutte l’antique ingiurie gli remesse,
e seco in Arli ad Agramante il trasse.
Ben dovete pensar che gaudio avesse
60il re di lei ch’ad aiutarlo andasse:
e del gran conto ch’egli ne facesse,
volse che Brunel prova le mostrasse;
che quel di ch’ella gli avea fatto cenno,
di volerlo impiccar, fe’ da buon senno.
La guerriera perdona le vecchie offese di Brunello e lo conduce con sé da Agramante. Il re, lieto dell’aiuto di Marfisa, ordina però che la minacciata esecuzione venga realmente compiuta.
Ottava 9
65Il manigoldo, in loco inculto ed ermo,
pasto di corvi e d’avoltoi lasciollo.
Ruggier ch’un’altra volta gli fu schermo,
e che ’l laccio gli avria tolto dal collo,
la giustizia di Dio fa ch’ora infermo
70s’è ritrovato, ed aiutar non puollo:
e quando il seppe, era già il fatto occorso;
sì che restò Brunel senza soccorso.
Brunello viene impiccato in un luogo deserto. Ruggiero, che un tempo lo aveva salvato, è ancora gravemente ferito e viene a sapere dell’esecuzione soltanto quando non può più intervenire.
Ottava 10
Intanto Bradamante iva accusando
che così lunghi sian quei venti giorni,
75li quai finiti, il termine era quando
a lei Ruggiero ed alla fede torni.
A chi aspetta di carcere o di bando
uscir, non par che ’l tempo più soggiorni
a dargli libertade, o de l’amata
80patria vista gioconda e disiata.
Intanto Bradamante si lamenta della lentezza con cui trascorrono i venti giorni concordati per il ritorno di Ruggiero e per la sua conversione. L’attesa le sembra lunga quanto quella di un prigioniero che desidera riacquistare la libertà.
Ottava 11
In quel duro aspettare ella talvolta
pensa ch’Eto e Piròo sia fatto zoppo;
o sia la ruota guasta, ch’a dar volta
le par che tardi, oltr’all’usato, troppo.
85Più lungo di quel giorno a cui, per molta
fede, nel cielo il giusto Ebreo fe’ intoppo,
più de la notte ch’Ercole produsse,
parea lei ch’ogni notte, ogni dì fusse.
Alla guerriera pare addirittura che il carro del sole si sia fermato o abbia rotto una ruota. Ogni giorno e ogni notte sembrano durare più dei celebri periodi straordinariamente prolungati ricordati dai racconti antichi.
Ottava 12
Oh quante volte da invidiar le diero
90e gli orsi e i ghiri e i sonnacchiosi tassi!
che quel tempo voluto avrebbe intero
tutto dormir, che mai non si destassi;
né potere altro udir, fin che Ruggiero
dal pigro sonno lei non richiamassi.
95Ma non pur questo non può far, ma ancora
non può dormir di tutta notte un’ora.
Bradamante invidia gli animali che trascorrono lunghi periodi dormendo: vorrebbe addormentarsi fino al ritorno dell’amato. Ma l’ansia le impedisce persino di riposare un’ora per notte.
Ottava 13
Di qua di là va le noiose piume
tutte premendo, e mai non si riposa.
Spesso aprir la finestra ha per costume,
100per veder s’anco di Titon la sposa
sparge dinanzi al matutino lume
il bianco giglio e la vermiglia rosa:
non meno ancor, poi che nasciuto è ’l giorno,
brama vedere il ciel di stelle adorno.
Si rigira senza tregua sul letto, apre la finestra per controllare se sia già arrivata l’alba e, appena viene giorno, desidera che torni la sera. Nessun momento del tempo le sembra quello giusto.
Ottava 14
105Poi che fu quattro o cinque giorni appresso
il termine a finir, piena di spene
stava aspettando d’ora in ora il messo
che le apportasse: – Ecco Ruggier che viene. –
Montava sopra un’alta torre spesso,
110ch’i folti boschi e le campagne amene
scopria d’intorno, e parte de la via
onde di Francia a Montalban si gìa.
Quando mancano soltanto quattro o cinque giorni alla scadenza, Bradamante aspetta continuamente un messaggero che annunci l’arrivo di Ruggiero. Sale spesso su una torre per scrutare le strade circostanti.
Ottava 15
Se di lontano o splendor d’arme vede,
o cosa tal ch’a cavallier simiglia,
115che sia il suo disiato Ruggier crede,
e rasserena i begli occhi e le ciglia;
se disarmato o viandante a piede,
che sia messo di lui speranza piglia:
e se ben poi fallace la ritrova,
120pigliar non cessa una ed un’altra nuova.
Ogni bagliore d’armatura le sembra appartenere al cavaliere atteso; ogni viandante a piedi potrebbe essere un suo messaggero. Anche dopo ogni delusione, la speranza si rinnova.
Ottava 16
Credendolo incontrar, talora armossi,
scese dal monte e giù calò nel piano;
né lo trovando, si sperò che fossi
per altra strada giunto a Montalbano:
125e col disir con ch’avea i piedi mossi
fuor del castel, ritornò dentro invano.
Né qua né là trovollo; e passò intanto
il termine aspettato da lei tanto.
Convinta talvolta di poterlo incontrare, si arma e scende nella pianura. Non trovandolo, immagina che abbia raggiunto il castello da un’altra strada, ma al ritorno lo cerca ancora invano. Scade così il termine concordato.
Ottava 17
Il termine passò d’uno, di dui,
130di tre giorni, di sei, d’otto e di venti;
né vedendo il suo sposo, né di lui
sentendo nuova, incominciò lamenti
ch’avrian mosso a pietà nei regni bui
quelle Furie crinite di serpenti;
135e fece oltraggio a’ begli occhi divini,
al bianco petto, all’aurei crespi crini.
Passano altri giorni, fino a venti oltre la scadenza, senza che Ruggiero si faccia vedere o invii notizie. Bradamante si abbandona a lamenti terribili e, nella disperazione, si strappa i capelli e si ferisce.
Ottava 18
– Dunque fia ver (dicea) che mi convegna
cercare un che mi fugge e mi s’asconde?
Dunque debbo prezzare un che mi sdegna?
140Debbo pregar chi mai non mi risponde?
Patirò che chi m’odia, il cor mi tegna?
un che sì stima sue virtù profonde,
che bisogno sarà che dal ciel scenda
immortal dea che ’l cor d’amor gli accenda.
La giovane si domanda perché debba inseguire chi sembra fuggirla e amare chi apparentemente la disprezza. Accusa Ruggiero di essere tanto orgoglioso da ritenere che soltanto un intervento soprannaturale possa fargli provare amore.
Ottava 19
145Sa questo altier ch’io l’amo e ch’io l’adoro,
né mi vuol per amante né per serva.
Il crudel sa che per lui spasmo e moro,
e dopo morte a darmi aiuto serva.
E perché io non gli narri il mio martoro
150atto a piegar la sua voglia proterva,
da me s’asconde, come aspide suole,
che, per star empio, il canto udir non vuole.
Bradamante pensa che Ruggiero conosca la sua sofferenza, ma rifiuti di ascoltarla. Lo paragona a un serpente che non vuole sentire il canto capace di vincerlo.
Ottava 20
Deh, ferma, Amor, costui che così sciolto
dinanzi al lento mio correr s’affretta;
155o tornami nel grado onde m’hai tolto
quando né a te né ad altri era suggetta!
Deh, come è il mio sperar fallace e stolto,
ch’in te con prieghi mai pietà si metta;
che ti diletti, anzi ti pasci e vivi
160di trar dagli occhi lacrimosi rivi!
Si rivolge ad Amore chiedendogli di fermare l’uomo che le sfugge oppure di restituirle la libertà emotiva di prima. Subito riconosce però l’inutilità della supplica: Amore sembra nutrirsi delle lacrime degli innamorati.
Ottava 21
Ma di che debbo lamentarmi, ahi lassa
fuor che del mio desire irrazionale?
ch’alto mi leva, e sì ne l’aria passa,
ch’arriva in parte ove s’abbrucia l’ale;
165poi non potendo sostener, mi lassa
dal ciel cader: né qui finisce il male;
che le rimette, e di nuovo arde: ond’io
non ho mai fine al precipizio mio.
La guerriera si accusa di nutrire un desiderio eccessivo, che la solleva come un volo impossibile e poi la fa precipitare. Ogni volta l’illusione rinasce e la stessa caduta dolorosa ricomincia.
Ottava 22
Anzi via più che del disir, mi deggio
170di me doler, che sì gli apersi il seno;
onde cacciata ha la ragion di seggio,
ed ogni mio poter può di lui meno.
Quel mi trasporta ognor di male in peggio,
né lo posso frenar, che non ha freno:
175e mi fa certa che mi mena a morte,
perch’aspettando il mal noccia più forte.
Bradamante ritiene di aver sbagliato soprattutto ad aprire il cuore a un sentimento che ha scacciato la ragione. Non riesce più a governare la propria passione e teme che l’attesa la conduca alla morte.
Ottava 23
Deh perché voglio anco di me dolermi?
Ch’error, se non d’amarti, unqua commessi?
Che maraviglia, se fragili e infermi
180feminil sensi fur subito oppressi?
Perché dovev’io usar ripari e schermi
che la somma beltà non mi piacessi,
gli alti sembianti e le sagge parole?
Misero è ben chi veder schiva il sole!
Poi smette di incolparsi: amare Ruggiero, così bello, nobile e capace di parole sagge, le appare inevitabile. Sarebbe assurdo, osserva, fuggire la bellezza come si volesse evitare la luce del sole.
Ottava 24
185Ed oltre al mio destino, io ci fui spinta
da le parole altrui degne di fede:
somma felicità mi fu dipinta,
ch’esser dovea di questo amor mercede.
Se la persuasione, ohimè! fu finta,
190se fu inganno il consiglio che mi diede
Merlin, posso di lui ben lamentarmi,
ma non d’amar Ruggier posso ritrarmi.
Ricorda inoltre che persone considerate attendibili le avevano predetto grande felicità da questo amore. Se quelle promesse erano ingannevoli, potrebbe rimproverare Merlino, ma non riesce comunque a smettere di amare Ruggiero.
Ottava 25
Di Merlin posso e di Melissa insieme
dolermi, e mi dorrò d’essi in eterno,
195che dimostrare i frutti del mio seme
mi fero dagli spirti de lo ’nferno,
per pormi sol con questa falsa speme
in servitù; né la cagion discerno,
se non ch’erano forse invidiosi
200dei miei dolci, sicuri, almi riposi. –
Bradamante estende l’accusa anche a Melissa: entrambi le avevano mostrato la discendenza gloriosa che avrebbe avuto da Ruggiero. Ora teme che quelle visioni fossero illusioni costruite per farle perdere la serenità.
Ottava 26
Sì l’occupa il dolor, che non avanza
loco ove in lei conforto abbia ricetto;
ma, mal grado di quel, vien la speranza
e vi vuole alloggiare in mezzo il petto,
205rifrescandole pur la rimembranza
di quel ch’al suo partir l’ha Ruggier detto:
e vuol, contra il parer degli altri affetti,
che d’ora in ora il suo ritorno aspetti.
Il dolore sembra occupare tutto il suo animo, ma la speranza riesce ancora a trovare spazio. Il ricordo delle promesse fatte da Ruggiero al momento della partenza le fa attendere il suo ritorno nonostante ogni delusione.
Ottava 27
Questa speranza dunque la sostenne,
210finito i venti giorni, un mese appresso;
sì che il dolor sì forte non le tenne,
come tenuto avria, l’animo oppresso.
Un dì che per la strada se ne venne,
che per trovar Ruggier solea far spesso,
215novella udì la misera, ch’insieme
fe’ dietro all’altro ben fuggir la speme.
Questa residua fiducia le consente di resistere per quasi un altro mese. Un giorno, mentre percorre una strada lungo la quale spera di incontrare Ruggiero, apprende una notizia destinata a distruggere anche la speranza.
Ottava 28
Venne a incontrare un cavallier guascone
che dal campo african venìa diritto,
ove era stato da quel dì prigione,
220che fu inanzi a Parigi il gran conflitto.
Da lei fu molto posto per ragione,
fin che si venne al termine prescritto.
Domandò di Ruggiero, e in lui fermosse;
né fuor di questo segno più si mosse.
Bradamante incontra un cavaliere della Guascogna di ritorno dal campo saraceno, dove era stato prigioniero dopo la battaglia di Parigi. Gli pone numerose domande e alla fine insiste per sapere soprattutto di Ruggiero.
Ottava 29
225Il cavallier buon conto ne rendette,
che ben conoscea tutta quella corte:
e narrò di Ruggier, che contrastette
da solo a solo a Mandricardo forte;
e come egli l’uccise, e poi ne stette
230ferito più d’un mese presso a morte:
e s’era la sua istoria qui conclusa,
fatto avria di Ruggier la vera escusa.
L’uomo racconta che Ruggiero ha combattuto e ucciso Mandricardo, ma è rimasto ferito così gravemente da essere stato in pericolo di vita per oltre un mese. Questa circostanza, da sola, avrebbe spiegato il ritardo.
Ottava 30
Ma come poi soggiunse, una donzella
esser nel campo, nomata Marfisa,
235che men non era che gagliarda, bella,
né meno esperta d’arme in ogni guisa;
che lei Ruggiero amava e Ruggiero ella,
ch’egli da lei, ch’ella da lui divisa
si vedea raro, e ch’ivi ognuno crede
240che s’abbiano tra lor data la fede;
Il guascone aggiunge però che al campo c’è una bellissima e valorosa guerriera, Marfisa, che tutti credono legata sentimentalmente a Ruggiero. Secondo le voci i due si amano, sono quasi inseparabili e si sarebbero promessi matrimonio.
Ottava 31
e che come Ruggier si faccia sano,
il matrimonio publicar si deve;
e ch’ogni re, ogni principe pagano
gran piacere e letizia ne riceve,
245che de l’uno e de l’altro sopraumano
conoscendo il valor, sperano in breve
far una razza d’uomini da guerra
la più gagliarda che mai fosse in terra;
Si dice inoltre che le nozze saranno annunciate appena Ruggiero sarà guarito. I principi saraceni ne sarebbero felici perché sperano che dall’unione di due combattenti eccezionali nascano eredi altrettanto valorosi.
Ottava 32
credea il Guascon quel che dicea, non senza
250cagion; che ne l’esercito de’ Mori
openione e universal credenza,
e publico parlar n’era di fuori.
I molti segni di benivolenza
stati tra lor facean questi romori;
255che tosto o buona o ria che la fama esce
fuor d’una bocca, in infinito cresce.
Il cavaliere non sta mentendo deliberatamente: riferisce una voce largamente diffusa nell’esercito. I frequenti gesti di amicizia fra Ruggiero e Marfisa hanno alimentato il pettegolezzo, che si ingrandisce passando di bocca in bocca.
Ottava 33
L’esser venuta a’ Mori ella in aita
con lui, né senza lui comparir mai,
avea questa credenza stabilita;
260ma poi l’avea accresciuta pur assai,
ch’essendosi del campo già partita
portandone Brunel (come io contai),
senza esservi d’alcuno richiamata,
sol per veder Ruggier v’era tornata.
La credenza era nata anche dal fatto che Marfisa si era recata insieme a Ruggiero in aiuto dei Mori. Si era poi rafforzata quando, dopo essersi allontanata dal campo con Brunello, la guerriera vi era tornata spontaneamente per rivederlo.
Ottava 34
265Sol per lui visitar, che gravemente
languia ferito, in campo venuta era,
non una sola volta, ma sovente;
vi stava il giorno e si partia la sera:
e molto più da dir dava alla gente,
270ch’essendo conosciuta così altiera,
che tutto ’l mondo a sé le parea vile,
solo a Ruggier fosse benigna e umile;
Marfisa aveva visitato più volte Ruggiero durante la convalescenza, trattenendosi con lui per gran parte della giornata. L’attenzione pareva sorprendente in una donna normalmente fiera, distante e poco incline alle manifestazioni di affetto.
Ottava 35
come il Guascon questo affermò per vero,
fu Bradamante da cotanta pena,
275da cordoglio assalita così fiero,
che di quivi cader si tenne a pena.
Voltò, senza far motto, il suo destriero,
di gelosia, d’ira e di rabbia piena;
e da sé discacciata ogni speranza,
280ritornò furibonda alla sua stanza.
Bradamante, ascoltata la notizia come se fosse certa, è sopraffatta da gelosia e rabbia al punto da rischiare di cadere. Senza replicare, volta il cavallo e rientra furiosa al castello.
Ottava 36
E senza disarmarsi, sopra il letto,
col viso volta in giù, tutta si stese,
ove per non gridar, sì che sospetto
di sé facesse, i panni in bocca prese;
285e ripetendo quel che l’avea detto
il cavalliero, in tal dolor discese,
che più non lo potendo sofferire,
fu forza a disfogarlo, e così a dire:
Ancora vestita dell’armatura, si getta a faccia in giù sul letto. Per non farsi sentire mentre grida, si stringe i tessuti fra i denti; poi il dolore diventa insopportabile e si sfoga in un nuovo lamento.
Ottava 37
– Misera! a chi mai più creder debb’io?
290Vo’ dir ch’ognuno è perfido e crudele,
se perfido e crudel sei, Ruggier mio,
che sì pietoso tenni e sì fedele.
Qual crudeltà, qual tradimento rio
unqua s’udì per tragiche querele,
295che non trovi minor, se pensar mai
al mio merto e al tuo debito vorai?
La guerriera dichiara di non potersi più fidare di nessuno, se persino Ruggiero, che aveva giudicato fedele, l’ha tradita. Lo accusa di un’ingratitudine più crudele di quelle raccontate nelle tragedie.
Ottava 38
Perché, Ruggier, come di te non vive
cavallier di più ardir, di più bellezza,
né che a gran pezzo al tuo valore arrive,
300né a’ tuoi costumi, né a tua gentilezza;
perché non fai che fra tue illustri e dive
virtù, si dica ancor ch’abbi fermezza?
si dica ch’abbi inviolabil fede?
a chi ogn’altra virtù s’inchina e cede.
Bradamante riconosce a Ruggiero bellezza, coraggio e nobiltà superiori a quelli degli altri cavalieri. Proprio per questo si domanda perché a tante virtù non si aggiunga quella decisiva: mantenere la parola data.
Ottava 39
305Non sai che non compar, se non v’è quella,
alcun valore, alcun nobil costume?
come né cosa (e sia quanto vuol bella)
si può vedere ove non splenda lume.
Facil ti fu ingannare una donzella
310di cui tu signore eri, idolo e nume,
a cui potevi far con tue parole
creder che fosse oscuro e freddo il sole.
La fedeltà le sembra la condizione senza la quale tutte le altre qualità perdono valore, come un oggetto magnifico rimasto al buio. Ruggiero ha approfittato della fiducia assoluta di una donna pronta a credere a ogni sua parola.
Ottava 40
Crudel, di che peccato a doler t’hai,
se d’uccider chi t’ama non ti penti?
315Se ’l mancar di tua fé sì leggier fai,
di ch’altro peso il cor gravar ti senti?
Come tratti il nimico, se tu dai
a me, che t’amo sì, questi tormenti?
Ben dirò che giustizia in ciel non sia,
320s’a veder tardo la vendetta mia.
Bradamante domanda come si possa considerare lieve la colpa di tradire chi ci ama, se quel tradimento la sta uccidendo. Se Ruggiero tratta così una persona devota, si chiede quale crudeltà riservi ai nemici, e invoca giustizia.
Ottava 41
Se d’ogn’altro peccato assai più quello
de l’empia ingratitudine l’uomo grava,
e per questo dal ciel l’angel più bello
fu relegato in parte oscura e cava;
325e se gran fallo aspetta gran flagello
quando debita emenda il cor non lava;
guarda ch’aspro flagello in te non scenda,
che mi se’ ingrato e non vuoi farne emenda.
Ricorda che l’ingratitudine è un peccato gravissimo e cita la caduta dell’angelo ribelle come esempio di punizione. Avverte Ruggiero che anche su di lui potrebbe abbattersi un castigo proporzionato alla sua mancanza.
Ottava 42
Di furto ancora, oltre ogni vizio rio,
330di te, crudele, ho da dolermi molto.
Che tu mi tenga il cor, non ti dico io;
di questo io vo’ che tu ne vada assolto:
dico di te, che t’eri fatto mio
e poi contra ragion mi ti sei tolto.
335Renditi, iniquo, a me; che tu sai bene
che non si può salvar chi l’altrui tiene.
Lo accusa perfino di furto: non perché le abbia preso il cuore, che gli ha donato volontariamente, ma perché si è sottratto alla promessa con cui era diventato suo. Esige quindi che le restituisca quanto ritiene di avere diritto a possedere.
Ottava 43
Tu m’hai, Ruggier, lasciata: io te non voglio,
né lasciarti volendo anco potrei;
ma per uscir d’affanno e di cordoglio,
340posso e voglio, finire i giorni miei.
Di non morirti in grazia sol mi doglio;
che se concesso m’avessero i dei
ch’io fossi morta quando t’era grata,
morte non fu giamai tanto beata. –
La guerriera continua a considerare insopportabile che Ruggiero abbia dato ad altri l’amore promesso a lei. Nella disperazione è tentata di cercare nella morte una fine immediata al tormento.
Ottava 44
345Così dicendo, di morir disposta,
salta dal letto, e di rabbia infiammata
si pon la spada alla sinistra costa;
ma si ravvede poi che tutta è armata.
Il miglior spirto in questo le s’accosta,
350e nel cor le ragiona: – O donna nata
di tant’alto lignaggio, adunque vuoi
finir con sì gran biasmo i giorni tuoi?
Bradamante si alza pronta a uccidersi con la spada, ma un pensiero più nobile la ferma. Ricorda di appartenere a una stirpe illustre e comprende che il suicidio le procurerebbe disonore.
Ottava 45
Non è meglio ch’al campo tu ne vada,
ove morir si può con laude ognora?
355Quivi, s’avvien ch’inanzi a Ruggier cada,
del morir tuo si dorrà forse ancora:
ma s’a morir t’avvien per la sua spada,
chi sarà mai che più contenta muora?
Ragione è ben che di vita ti privi,
360poi ch’è cagion ch’in tanta pena vivi.
Si dice che sarebbe meglio raggiungere il campo di Ruggiero e rischiare la vita in combattimento. Se morisse davanti a lui, potrebbe almeno suscitargli rimorso; se fosse proprio lui a ucciderla, la morte le sembrerebbe persino desiderabile.
Ottava 46
Verrà forse anco che prima che muori
farai vendetta di quella Marfisa
che t’ha con fraudi e disonesti amori,
da te Ruggiero alienando, uccisa. –
365Questi pensieri parveno migliori
alla donzella; e tosto una divisa
si fe’ su l’arme, che volea inferire
disperazione e voglia di morire.
Immagina inoltre di vendicarsi uccidendo Marfisa, che ritiene colpevole di averle sottratto l’amato. Questo progetto le appare preferibile al suicidio e decide di partire in armi, con un’insegna che esprima disperazione.
Ottava 47
Era la sopraveste del colore
370in che riman la foglia che s’imbianca
quando del ramo è tolta, o che l’umore
che facea vivo l’arbore le manca.
Ricamata a tronconi era, di fuore,
di cipresso che mai non si rinfranca,
375poi ch’ha sentita la dura bipenne;
l’abito al suo dolor molto convenne.
Fa preparare una sopravveste del colore pallido delle foglie secche. Vi ricama cipressi spezzati, piante associate al lutto: l’abito deve rappresentare la sua sofferenza e il desiderio di morte.
Ottava 48
Tolse il destrier ch’Astolfo aver solea,
e quella lancia d’or, che, sol toccando,
cader di sella i cavallier facea.
380Perché la le diè Astolfo, e dove e quando,
e da chi prima avuta egli l’avea,
non credo che bisogni ir replicando.
Ella la tolse, non però sapendo
che fosse del valor ch’era, stupendo.
Prende Rabicano, il cavallo appartenuto ad Astolfo, e la lancia d’oro capace di disarcionare qualsiasi cavaliere al semplice tocco. Bradamante però ignora l’eccezionale potere dell’arma.
Ottava 49
385Senza scudiero e senza compagnia
scese dal monte, e si pose in camino
verso Parigi alla più dritta via,
ove era dianzi il campo saracino;
che la novella ancora non s’udia,
390che l’avesse Rinaldo paladino,
aiutandolo Carlo e Malagigi,
fatto tor da l’assedio di Parigi.
Partendo da sola, si dirige verso Parigi e il campo saraceno. Non sa ancora che, nel frattempo, Rinaldo con l’aiuto di Carlo e Malagigi ha costretto i nemici a togliere l’assedio.
Ottava 50
Lasciati avea i Cadurci e la cittade
di Caorse alle spalle, e tutto ’l monte
395ove nasce Dordona, e le contrade
scopria di Monferrante e di Clarmonte,
quando venir per le medesme strade
vide una donna di benigna fronte,
ch’uno scudo all’arcione avea attaccato;
400e le venian tre cavallieri a lato.
Attraversate diverse regioni francesi, Bradamante vede arrivare una donna dall’aspetto gentile con uno scudo appeso alla sella. La accompagnano tre cavalieri.
Ottava 51
Altre donne e scudier venivano anco,
qual dietro e qual dinanzi, in lunga schiera.
Domandò ad un che le passò da fianco,
la figlia d’Amon, chi la donna era;
405e quel le disse: – Al re del popul franco
questa donna, mandata messaggera
fin di là dal polo artico, è venuta
per lungo mar da l’Isola Perduta.
La viaggiatrice è seguita anche da dame e servitori. Bradamante domanda chi sia e apprende che proviene da una remota isola settentrionale, chiamata Isola Perduta, per portare un messaggio a Carlo Magno.
Ottava 52
Altri Perduta, altri ha nomata Islanda
410l’isola, donde la regina d’essa,
di beltà sopra ogni beltà miranda,
dal ciel non mai, se non a lei, concessa,
lo scudo che vedete, a Carlo manda;
ma ben con patto e condizione espressa,
415ch’al miglior cavallier lo dia, secondo
il suo parer, ch’oggi si trovi al mondo.
La donna reca all’imperatore uno scudo donato dalla regina dell’Isola Perduta, detta anche Islanda. La sovrana, famosa per una bellezza senza pari, chiede che l’oggetto sia assegnato al cavaliere giudicato il migliore del mondo.
Ottava 53
Ella, come si stima, e come in vero
è la più bella donna che mai fosse,
così vorria trovare un cavalliero
420che sopra ogn’altro avesse ardire e posse:
perché fondato e fisso è il suo pensiero,
da non cader per centomila scosse,
che sol chi terrà in arme il primo onore,
abbia d’esser suo amante e suo signore.
La regina desidera infatti sposare soltanto l’uomo che dimostrerà il massimo valore in battaglia. Ha preso una decisione irrevocabile: nessun pretendente potrà conquistarla senza ottenere quella superiorità riconosciuta.
Ottava 54
425Spera ch’in Francia, alla famosa corte
di Carlo Magno, il cavallier si trove,
che d’esser più d’ogn’altro ardito e forte
abbia fatto veder con mille prove.
I tre che son con lei come sue scorte,
430re sono tutti, e dirovvi anco dove:
uno in Svezia, uno in Gotia, in Norvegia uno,
che pochi pari in arme hanno o nessuno.
Spera di trovare il campione presso la corte di Carlo, frequentata da grandi cavalieri. I suoi tre accompagnatori sono re di Svezia, Gotia e Norvegia, celebri per la forza e l’esperienza militare.
Ottava 55
Questi tre, la cui terra non vicina,
ma men lontana è all’Isola Perduta
435(detta così, perché quella marina
da pochi naviganti è conosciuta),
erano amanti, e son, de la regina,
e a gara per moglier l’hanno voluta;
e per aggradir lei, cose fatt’hanno,
440che, fin che giri il ciel, dette saranno.
I tre sovrani provengono da terre relativamente vicine all’Isola Perduta, quasi sconosciuta ai navigatori. Tutti amano la regina e hanno compiuto per lei imprese straordinarie, sperando di ottenerne la mano.
Ottava 56
Ma né questi ella, né alcun altro vuole,
ch’al mondo in arme esser non creda il primo.
– Ch’abbiate fatto prove (lor dir suole)
in questi luoghi appresso, poco istimo;
445e s’un di voi, qual fra le stelle il sole,
fra gli altri duo sarà, ben lo sublimo:
ma non però che tenga il vanto parme
del miglior cavallier ch’oggi port’arme.
La sovrana tuttavia non si accontenta della fama conquistata nei loro paesi. Ammette che uno potrebbe essere superiore agli altri due, ma ritiene necessario un confronto con i più grandi guerrieri del mondo.
Ottava 57
A Carlo Magno, il quale io stimo e onoro
450pel più savio signor ch’al mondo sia,
son per mandare un ricco scudo d’oro,
con patto e condizion ch’esso lo dia
al cavalliero il quale abbia fra loro
il vanto e il primo onor di gagliardia.
455Sia il cavalliero o suo vasallo o d’altri,
il parer di quel re vo’ che mi scaltri.
Perciò ha stabilito di inviare a Carlo il prezioso scudo d’oro, affidandogli la scelta del cavaliere più valoroso, sia egli suo suddito oppure no. Si fida del giudizio dell’imperatore.
Ottava 58
Se, poi che Carlo avrà lo scudo avuto,
e l’avrà dato a quel sì ardito e forte,
che d’ogn’altro migliore abbia creduto,
460che ’n sua si trovi o in alcun’altra corte,
uno di voi sarà, che con l’aiuto
di sua virtù lo scudo mi riporte;
porrò in quello ogni amore, ogni disio,
e quel sarà il marito e ’l signor mio. –
La regina promette che, se uno dei suoi tre pretendenti riuscirà a conquistare lo scudo dal campione scelto da Carlo, sarà lui il suo sposo. L’uomo che dimostrerà di meritare quel premio avrà tutto il suo amore.
Ottava 59
465Queste parole han qui fatto venire
questi tre re dal mar tanto discosto,
che riportarne lo scudo, o morire
per man di chi l’avrà, s’hanno proposto. –
Ste’ molto attenta Bradamante a udire
470quanto le fu da lo scudier risposto;
il qual poi l’entrò inanzi, e così punse
il suo cavallo, che i compagni giunse.
Questo progetto ha spinto i tre re al lungo viaggio: sono pronti a riprendere lo scudo con le armi o a morire tentando. Bradamante ascolta con attenzione il racconto, poi lascia proseguire il seguito della messaggera.
Ottava 60
Dietro non gli galoppa né gli corre
ella; ch’adagio il suo camin dispensa,
475e molte cose tuttavia discorre,
che son per accadere: e in somma pensa
che questo scudo di Francia sia per porre
discordia e rissa e nimicizia immensa
fra paladini ed altri, se vuol Carlo
480chiarir chi sia il miglior, e a colui darlo.
La guerriera riflette sul fatto che lo scudo potrebbe suscitare rivalità fra i paladini di Carlo: dichiarare pubblicamente chi sia il migliore rischia di trasformare la corte in un luogo di discordia.
Ottava 61
Le preme il cor questo pensier; ma molto
più le lo preme e strugge in peggior guisa
quel ch’ebbe prima, di Ruggier, che tolto
il suo amor le abbia e datolo a Marfisa.
485Ogni suo senso in questo è sì sepolto,
che non mira la strada, né divisa
ove arrivar, né se troverà inanzi
commodo albergo ove la notte stanzi.
Ma il pensiero che la tormenta di più resta il presunto amore tra Ruggiero e Marfisa. Immersa nella gelosia, Bradamante smette di prestare attenzione alla strada e perfino alla necessità di trovare un alloggio.
Ottava 62
Come nave, che vento da la riva,
490o qualch’altro accidente abbia disciolta,
va di nochiero e di governo priva
ove la porti o meni il fiume in volta;
così l’amante giovane veniva,
tutta a pensare al suo Ruggier rivolta,
495ove vuol Rabican; che molte miglia
lontano è il cor che de’ girar la briglia.
Avanza come una barca senza timoniere, trascinata dalla corrente. Rabicano sceglie il percorso, mentre la mente della giovane vaga lontano, tutta occupata da Ruggiero.
Ottava 63
Leva al fin gli occhi, e vede il sol che ’l tergo
avea mostrato alle città di Bocco,
e poi s’era attuffato, come il mergo,
500in grembo alla nutrice oltr’a Marocco:
e se disegna che la frasca albergo
le dia ne’ campi, fa pensier di sciocco;
che soffia un vento freddo, e l’aria grieve
pioggia la notte le minaccia o nieve.
Quando finalmente alza gli occhi, scopre che il sole è tramontato. Sta per arrivare una notte di vento freddo, pioggia e forse neve; dormire all’aperto sarebbe imprudente.
Ottava 64
505Con maggior fretta fa movere il piede
al suo cavallo; e non fece via molta,
che lasciar le campagne a un pastor vede,
che s’avea la sua gregge inanzi tolta.
La donna lui con molta istanza chiede
510che le ’nsegni ove possa esser raccolta
o ben o mal; che mal sì non s’alloggia,
che non sia peggio star fuori alla pioggia.
Accelera quindi il cavallo e incontra un pastore che riporta il gregge al riparo. Gli chiede dove possa trascorrere la notte, pur di non restare sotto il temporale.
Ottava 65
Disse il pastore: – Io non so loco alcuno
ch’io vi sappia insegnar, se non lontano
515più di quattro o di sei leghe, for ch’uno
che si chiama la rocca di Tristano.
Ma d’alloggiarvi non succede a ognuno;
perché bisogna, con la lancia in mano
che se l’acquisti e che se la difenda
520il cavallier che d’alloggiarvi intenda.
Il pastore conosce un solo rifugio non troppo distante: la Rocca di Tristano. Avverte però che non basta chiedere ospitalità, perché i cavalieri devono conquistarla e difenderla combattendo.
Ottava 66
Se, quando arriva un cavallier, si trova
vota la stanza, il castellan l’accetta;
ma vuol se sopravien poi gente nuova,
ch’uscir fuori alla giostra gli prometta.
525Se non vien, non accade che si mova:
se vien, forza è che l’arme si rimetta
e con lui giostri, e chi di lor val meno.
ceda l’albergo ed esca al ciel sereno.
Se alla rocca non c’è nessun ospite, il castellano accoglie il primo cavaliere. Quando ne arriva un altro, il nuovo venuto lo sfida: chi perde deve uscire e lasciare all’avversario la stanza.
Ottava 67
Se duo, tre, quattro o più guerrieri a un tratto
530vi giungon prima, in pace albergo v’hanno;
e chi di poi vien solo, ha peggior patto,
perché seco giostrar quei più lo fanno.
Così, se prima un sol si sarà fatto
quivi alloggiar, con lui giostrar voranno
535in duo, tre, quattro o più che verran dopo;
sì che, s’avrà valor, gli fia a grande uopo.
La regola vale anche per gruppi di guerrieri: più cavalieri arrivati insieme hanno diritto di battersi contro chi sopraggiunge. L’ospite isolato può quindi trovarsi costretto ad affrontare diversi avversari.
Ottava 68
Non men, se donna capita o donzella,
accompagnata o sola a questa rocca,
e poi v’arrivi un’altra, alla più bella
540l’albergo, ed alla men star di fuor tocca. –
Domanda Bradamante ove sia quella;
e il buon pastor non pur dice con bocca,
ma le dimostra il loco anco con mano,
da cinque o dai sei miglia indi lontano.
Per le donne la competizione non riguarda le armi ma la bellezza: se ne arrivano due, resta la più bella. Il pastore indica a Bradamante la direzione della rocca, distante soltanto alcune miglia.
Ottava 69
545La donna, ancor che Rabican ben trotte,
solecitar però non lo sa tanto
per quelle vie tutte fangose e rotte
da la stagion ch’era piovosa alquanto,
che prima arrivi, che la cieca notte
550fatt’abbia oscuro il mondo in ogni canto.
Trovò chiusa la porta; e a chi n’avea
la guardia disse ch’alloggiar volea.
Il terreno, reso fangoso dalla pioggia, rallenta anche il veloce Rabicano. Bradamante raggiunge la fortezza soltanto a notte inoltrata e chiede alle guardie di poter entrare.
Ottava 70
Rispose quel, ch’era occupato il loco
da donne e da guerrier che venner dianzi,
555e stavano aspettando intorno al fuoco
che posta fosse lor la cena inanzi.
– Per lor non credo l’avrà fatta il cuoco,
s’ella v’è ancor, né l’han mangiata inanzi
(disse la donna): or va, che qui gli attendo;
560che so l’usanza, e di servarla intendo.-
La sentinella risponde che la rocca è già occupata da dame e cavalieri, in attesa della cena. Bradamante dichiara di conoscere la consuetudine e di essere pronta a disputare il diritto all’alloggio.
Ottava 71
Parte la guardia, e porta l’imbasciata
là dove i cavallier stanno a grand’agio,
la qual non poté lor troppo esser grata,
ch’all’aer li fa uscir freddo e malvagio;
565ed era una gran pioggia incomminciata.
Si levan pure, e piglian l’arme adagio:
restano gli altri; e quei non troppo in fretta
escono insieme ove la donna aspetta.
Il guardiano avverte i cavalieri ospiti, che accolgono malvolentieri l’ordine di uscire nel freddo e sotto la pioggia. Alla fine indossano le armi e si recano insieme al ponte.
Ottava 72
Eran tre cavallier che valean tanto,
570che pochi al mondo valean più di loro;
ed eran quei che ’l dì medesmo a canto
veduti a quella messaggiera foro;
quei ch’in Islanda s’avean dato vanto
di Francia riportar lo scudo d’oro:
575e perché avean meglio i cavalli punti,
prima di Bradamante eran giunti.
I tre ospiti sono gli stessi re settentrionali che Bradamante ha visto in viaggio accanto alla messaggera. Essendo arrivati prima di lei, hanno ottenuto l’ospitalità e ora devono difenderla.
Ottava 73
Di loro in arme pochi erano migliori,
ma di quei pochi ella sarà ben l’una;
ch’a nessun patto rimaner di fuori
580quella notte intendea molle e digiuna.
Quei dentro alle finestre e ai corridori
miran la giostra al lume de la luna,
che mal grado de’ nugoli lo spande
e fa veder, ben che la pioggia è grande.
Sono guerrieri straordinari, ma Bradamante non è disposta a rinunciare alla stanza. Gli altri ospiti assistono alla sfida dalle finestre, illuminata dalla luna che si intravede fra le nuvole.
Ottava 74
585Come s’allegra un bene acceso amante
ch’ai dolci furti per entrar si trova,
quando al fin senta dopo indugie tante,
che ’l taciturno chiavistel si muova;
così volontarosa Bradamante
590di far di sé coi cavallieri prova,
s’allegrò quando udì le porte aprire,
calare il ponte, e fuor li vide uscire.
Bradamante prova grande gioia quando sente aprire il portone e abbassare il ponte: desidera misurare il proprio valore con i tre re e conquistare un riparo per la notte.
Ottava 75
Tosto che fuor del ponte i guerrier vede
uscire insieme o con poco intervallo,
595si volge a pigliar campo, e di poi riede
cacciando a tutta briglia il buon cavallo,
e la lancia arrestando, che le diede
il suo cugin, che non si corre in fallo,
che fuor di sella è forza che trabocchi,
600se fosse Marte, ogni guerrier che tocchi.
Vedendo uscire gli avversari, prende spazio per lanciarsi al galoppo e abbassa la lancia d’oro ricevuta da Astolfo. L’arma, che non manca mai il bersaglio, la rende molto più forte di quanto lei stessa sappia.
Ottava 76
Il re di Svezia, che primier si mosse,
fu primier anco a riversciarsi al piano:
con tanta forza l’elmo gli percosse
l’asta che mai non fu abbassata invano.
605Poi corse il re di Gotia, e ritrovosse
coi piedi in aria al suo destrier lontano.
Rimase il terzo sottosopra volto,
ne l’acqua e nel pantan mezzo sepolto.
Al primo scontro la guerriera fa cadere di sella uno dei re. L’urto è così rapido che gli spettatori non riescono quasi a comprendere come un cavaliere tanto famoso sia stato abbattuto.
Ottava 77
Tosto ch’ella ai tre colpi tutti gli ebbe
610fatto andar coi piedi alti e i capi bassi,
alla rocca ne va, dove aver debbe
la notte albergo; ma prima che passi,
v’è chi la fa giurar che n’uscirebbe,
sempre ch’a giostrar fuori altri chiamassi.
615Il signor de là dentro, che ’l valore
ben n’ha veduto, le fa grande onore.
Dopo aver rovesciato i tre re, Bradamante raggiunge il ponte della rocca. Prima di entrare deve promettere di tornare a combattere qualora sopraggiungano nuovi sfidanti; il castellano, ammirato, le tributa grandi onori.
Ottava 78
Così le fa la donna che venuta
era con quegli tre quivi la sera,
come io dicea, da l’Isola Perduta,
620mandata al re di Francia messaggiera.
Cortesemente a lei che la saluta,
sì come graziosa e affabil era,
si leva incontra, e con faccia serena
piglia per mano, e seco al fuoco mena.
Anche la messaggera islandese accoglie Bradamante con cortesia. Si alza per salutarla, la prende per mano e la accompagna vicino al fuoco, dove gli ospiti possono ripararsi dal freddo.
Ottava 79
625La donna, cominciando a disarmarsi,
s’avea lo scudo e dipoi l’elmo tratto;
quando una cuffia d’oro, in che celarsi
soleano i capei lunghi e star di piatto,
uscì con l’elmo; onde caderon sparsi
630giù per le spalle, e la scopriro a un tratto
e la feron conoscer per donzella,
non men che fiera in arme, in viso bella.
Quando Bradamante si toglie l’elmo, con esso si scioglie la cuffia che teneva raccolti i capelli. Le chiome ricadono sulle spalle e rivelano a tutti che il terribile cavaliere è in realtà una donna.
Ottava 80
Quale al cader de le cortine suole
parer fra mille lampade la scena,
635d’archi e di più d’una superba mole,
d’oro e di statue e di pitture piena;
o come suol fuor de la nube il sole
scoprir la faccia limpida e serena:
così, l’elmo levandosi dal viso,
640mostrò la donna aprisse il paradiso.
La bellezza del volto appena scoperto produce un effetto meraviglioso: il narratore lo paragona allo splendore improvviso di una scena teatrale illuminata o del sole che esce dalle nuvole.
Ottava 81
Già son cresciute e fatte lunghe in modo
le belle chiome che tagliolle il frate,
che dietro al capo ne può fare un nodo,
ben che non sian come son prima state.
645Che Bradamante sia, tien fermo e sodo
(che ben l’avea veduta altre fiate)
il signor de la rocca; e più che prima
or l’accarezza e mostra farne stima.
I capelli di Bradamante sono ricresciuti da quando un frate glieli aveva tagliati. Il signore della rocca, che l’ha vista in passato, la riconosce e le dimostra ancora più stima.
Ottava 82
Siedono al fuoco, e con giocondo e onesto
650ragionamento dan cibo all’orecchia,
mentre, per ricreare ancora il resto
del corpo, altra vivanda s’apparecchia.
La donna all’oste domandò se questo
modo d’albergo è nuova usanza o vecchia,
655e quando ebbe principio, e chi la pose;
e ’l cavalliero a lei così rispose:
Seduti presso il fuoco, gli ospiti conversano piacevolmente in attesa del cibo. Bradamante chiede al castellano da dove venga la strana regola per assegnare le stanze.
Ottava 83
– Nel tempo che regnava Fieramonte,
Clodione, il figliuolo, ebbe una amica
leggiadra e bella e di maniere conte
660quant’altra fosse a quella etade antica;
la quale amava tanto, che la fronte
non rivolgea da lei, più che si dica
che facesse da Ione il suo pastore,
perch’avea ugual la gelosia all’amore.
Il castellano comincia un racconto ambientato ai tempi di Fieramonte. Suo figlio Clodione amava una donna bellissima ed era tanto geloso da non tollerare di perderla di vista.
Ottava 84
665Qui la tenea; che ’l luogo avuto in dono
avea dal padre, e raro egli n’uscia;
e con lui dieci cavallier ci sono,
e dei miglior di Francia tuttavia.
Qui stando, venne a capitarci il buono
670Tristano, ed una donna in compagnia,
liberata da lui poch’ore inante,
che traea presa a forza un fier gigante.
Clodione viveva proprio in quella rocca, ricevuta dal padre, accompagnato da dieci eccellenti cavalieri. Un giorno vi arrivò Tristano con una giovane che aveva appena sottratto a un gigante violento.
Ottava 85
Tristano ci arrivò che ’l sol già volto
avea le spalle ai liti di Siviglia;
675e domandò qui dentro esser raccolto,
perché non c’è altra stanza a dieci miglia.
Ma Clodion, che molto amava e molto
era geloso, in somma si consiglia
che forestier, sia chi si voglia, mentre
680ci stia la bella donna, qui non entre.
Tristano chiese ospitalità all’ora del tramonto, non essendoci altri rifugi vicini. Clodione, ossessionato dalla gelosia, decise di non lasciar entrare nessuno mentre era presente l’amata.
Ottava 86
Poi che con lunghe ed iterate preci
non poté aver qui albergo il cavalliero:
– Or quel che far con prieghi io non ti feci,
che ’l facci (disse) tuo mal grado, spero, –
685E sfidò Clodion con tutti i dieci
che tenea appresso, e con un grido altiero
se gli offerse con lancia e spada in mano
provar che discortese era e villano;
Poiché le suppliche non ebbero effetto, Tristano sfidò Clodione e tutti i suoi dieci cavalieri. Voleva dimostrare con le armi quanto fosse scortese il rifiuto di ospitare un viandante.
Ottava 87
con patto, che se fa che con lo stuolo
690suo cada in terra, ed ei stia in sella forte,
ne la rocca alloggiar vuole egli solo,
e vuol gli altri serrar fuor de le porte.
Per non patir quest’onta, va il figliuolo
del re di Francia a rischio de la morte;
695ch’aspramente percosso cade in terra,
e cadon gli altri, e Tristan fuor li serra.
Tristano propose che chi avesse vinto occupasse la rocca, lasciando gli sconfitti fuori. Affrontò gli undici avversari, li abbatté uno dopo l’altro ed entrò, chiudendo il portone alle loro spalle.
Ottava 88
Entrato ne la rocca, trova quella
la qual v’ho detta a Clodion sì cara,
e ch’avea, a par d’ogn’altra, fatto bella
700Natura, a dar bellezze così avara.
Con lei ragiona: intanto arde e martella
di fuor l’amante aspra passione amara;
il qual non differisce a mandar prieghi
al cavallier, che dar non gli la nieghi.
All’interno trovò l’amata di Clodione, bellissima. Il principe, rimasto all’aperto e tormentato soprattutto dalla gelosia, mandò a pregare Tristano di restituirgli la donna.
Ottava 89
705Tristano, ancor che lei molto non prezze,
né prezzar, fuor ch’Isotta, altra potrebbe
(ch’altra né ch’ami vuol né ch’accarezze
la pozion che già incantata bebbe),
pur, perché vendicarsi de l’asprezze
710che Clodion gli ha usate si vorebbe:
– Di far gran torto mi parria (gli disse)
che tal bellezza del suo albergo uscisse.
Tristano non desiderava la donna, perché amava soltanto Isotta anche per effetto della pozione incantata. Tuttavia decise di punire la scortesia di Clodione e rispose che sarebbe stato ingiusto far uscire una bellezza così grande.
Ottava 90
E quando a Clodion dormire incresca
solo alla frasca, e compagnia domandi,
715una giovane ho meco bella e fresca,
non però di bellezze così grandi.
Questa sarò contento che fuor esca,
e ch’ubbidisca a tutti i suoi comandi;
ma la più bella mi par dritto e giusto
720che stia con quel di noi ch’è più robusto. –
Offrì invece al principe la giovane che viaggiava con lui, meno bella dell’altra. Sostenne per provocazione che la donna più bella doveva rimanere insieme al cavaliere che aveva dimostrato maggior forza.
Ottava 91
Escluso Clodione e malcontento,
andò sbuffando tutta notte in volta,
come s’a quei che ne l’alloggiamento
dormiano ad agio, fêsse egli l’ascolta;
725e molto più che del freddo e del vento,
si dolea de la donna che gli è tolta.
La mattina Tristano a cui ne ’ncrebbe,
gli la rendé, donde il dolor fin ebbe:
Clodione trascorse la notte fuori dalla fortezza, furioso e geloso, passeggiando senza posa. Al mattino Tristano, impietosito, gli restituì finalmente l’amata.
Ottava 92
perché gli disse, e lo fe’ chiaro e certo,
730che qual trovolla, tal gli la rendea;
e ben che degno era d’ogni onta in merto
de la discortesia ch’usata avea,
pur contentar d’averlo allo scoperto
fatto star tutta notte si volea:
735né l’escusa accettò, che fosse Amore
stato cagion di così grave errore;
Tristano chiarì di non averla toccata e di aver voluto soltanto infliggere a Clodione la pena di una notte all’aperto. Non accettò la gelosia come giustificazione del rifiuto di ospitalità.
Ottava 93
ch’Amor de’ far gentile un cor villano,
e non far d’un gentil contrario effetto.
Partito che si fu di qui Tristano,
740Clodion non ste’ molto a mutar tetto;
ma prima consegnò la rocca in mano
a un cavallier, che molto gli era accetto,
con patto ch’egli e chi da lui venisse,
quest’uso in albergar sempre seguisse:
Secondo Tristano, l’amore dovrebbe rendere più gentile anche un uomo rude, non peggiorare chi è nobile. Dopo la sua partenza Clodione affidò la rocca a un cavaliere, ordinandogli di mantenere per sempre la regola nata dall’episodio.
Ottava 94
745che ’l cavallier ch’abbia maggior possanza,
e la donna beltà, sempre ci alloggi;
e chi vinto riman, voti la stanza,
dorma sul prato, o altrove scenda e poggi.
E finalmente ci fe’ por l’usanza
750che vedete durar fin al dì d’oggi. –
Or, mentre il cavallier questo dicea,
lo scalco por la mensa fatto avea.
Da allora il combattente più forte ottiene la stanza e quello sconfitto deve restare fuori; fra le donne prevale la più bella. Terminato il racconto sull’origine dell’usanza, viene annunciata la cena.
Ottava 95
Fatto l’avea ne la gran sala porre,
di che non era al mondo la più bella;
755indi con torchi accesi venne a torre
le belle donne, e le condusse in quella.
Bradamante, all’entrar, con gli occhi scorre,
e similmente fa l’altra donzella;
e tutte piene le superbe mura
760veggon di nobilissima pittura.
La tavola è preparata in una magnifica sala, illuminata da torce. Bradamante e la messaggera islandese osservano con ammirazione i dipinti che coprono le pareti.
Ottava 96
Di sì belle figure è adorno il loco,
che per mirarle oblian la cena quasi,
ancor che ai corpi non bisogni poco,
pel travaglio del dì lassi rimasi,
765e lo scalco si doglia e doglia il coco,
che i cibi lascin raffreddar nei vasi.
Pur fu chi disse: – Meglio fia che voi
pasciate prima il ventre, e gli occhi poi. –
Le pitture sono tanto splendide che gli ospiti dimenticano il cibo, pur essendo affamati dopo il viaggio. Qualcuno li invita a mangiare prima e ad ammirare le immagini in seguito.
Ottava 97
S’erano assisi, e porre alle vivande
770voleano man, quando il signor s’avide
che l’alloggiar due donne è un error grande:
l’una ha da star, l’altra convien che snide.
Stia la più bella, e la men fuor si mande,
dove la pioggia bagna e ’l vento stride.
775Perché non vi son giunte amendue a un’ora,
l’una ha a partire, e l’altra a far dimora.
Quando tutti stanno per cominciare, il castellano si accorge che la presenza di due donne contraddice la regola della rocca. Decide quindi che una deve uscire: soltanto la più bella potrà restare.
Ottava 98
Chiama duo vecchi, e chiama alcune sue
donne di casa, a tal giudizio buone;
e le donzelle mira, e di lor due
780chi la più bella sia, fa paragone.
Finalmente parer di tutti fue
ch’era più bella la figlia d’Amone;
e non men di beltà l’altra vincea,
che di valore i guerrier vinti avea.
Il signore convoca persone anziane e donne di casa per giudicare imparzialmente. Tutti ritengono Bradamante più bella della messaggera, proprio come poco prima era stata superiore ai re nelle armi.
Ottava 99
785Alla donna d’Islanda, che non sanza
molta sospizion stava di questo,
il signor disse: – Che serviàn l’usanza,
non v’ha, donna, a parer se non onesto.
A voi convien procacciar d’altra stanza,
790quando a noi tutti è chiaro e manifesto
che costei di bellezze e di sembianti,
ancor ch’inculta sia, vi passa inanti. –
Il castellano comunica alla messaggera che deve cercare un altro rifugio, perché la bellezza di Bradamante, perfino senza ornamenti, è evidentemente maggiore. Dice di limitarsi ad applicare l’usanza.
Ottava 100
Come si vede in un momento oscura
nube salir d’umida valle al cielo,
795che la faccia che prima era sì pura
cuopre del sol con tenebroso velo;
così la donna alla sentenza dura
che fuor la caccia ove è la pioggia e ’l gielo,
cangiar si vide, e non parer più quella
800che fu pur dianzi sì gioconda e bella.
Alla notizia la donna islandese perde subito il suo aspetto sereno, come il sole quando una nube improvvisa lo oscura. Il pensiero di affrontare il gelo e la pioggia la sconvolge.
Ottava 101
S’impallidisce e tutta cangia in viso,
che tal sentenza udir poco le aggrada.
Ma Bradamante con un saggio aviso,
che per pietà non vuol che se ne vada,
805rispose: – A me non par che ben deciso,
né che ben giusto alcun giudicio cada,
ove prima non s’oda quanto nieghi
la parte o affermi, e sue ragioni alleghi.
La messaggera impallidisce, ma Bradamante decide di intervenire per difenderla. Sostiene che nessuna decisione può considerarsi giusta senza aver prima ascoltato le ragioni di chi ne subisce le conseguenze.
Ottava 102
Io ch’a difender questa causa toglio,
810dico: o più bella o men ch’io sia di lei,
non venni come donna qui, né voglio
che sian di donna ora i progressi miei.
Ma chi dirà, se tutta non mi spoglio,
s’io sono o s’io non son quel ch’è costei?
815E quel che non si sa non si de’ dire,
e tanto men, quando altri n’ha a patire.
Bradamante afferma di essere arrivata e di aver conquistato la rocca come cavaliere, non come donna. Inoltre, finché non ha tolto l’armatura, gli altri non potevano nemmeno sapere con certezza quale fosse il suo sesso.
Ottava 103
Ben son degli altri ancor, c’hanno le chiome
lunghe, com’io, né donne son per questo.
Se come cavallier la stanza, o come
820donna acquistata m’abbia, è manifesto:
perché dunque volete darmi nome
di donna, se di maschio è ogni mio gesto?
La legge vostra vuol che ne sian spinte
donne da donne, e non da guerrier vinte.
I capelli lunghi non bastano a stabilire che sia una donna, osserva; anche molti uomini li portano così. La regola prevede che una dama possa scacciare un’altra dama, non che una donna vincitrice nelle armi perda il diritto conquistato come guerriero.
Ottava 104
825Poniamo ancor, che, come a voi pur pare,
io donna sia (che non però il concedo),
ma che la mia beltà non fosse pare
a quella di costei; non però credo
che mi vorreste la mercé levare
830di mia virtù, se ben di viso io cedo.
Perder per men beltà giusto non parmi
quel c’ho acquistato per virtù con l’armi.
Aggiunge che, anche ammettendo di essere una donna meno bella dell’ospite, non sarebbe giusto toglierle il premio ottenuto grazie al coraggio. La bellezza non dovrebbe annullare il merito militare.
Ottava 105
E quando ancor fosse l’usanza tale,
che chi perde in beltà ne dovesse ire,
835io ci vorrei restare, o bene o male
che la mia ostinazion dovesse uscire.
Per questo, che contesa diseguale
è tra me e questa donna, vo’ inferire
che, contendendo di beltà, può assai
840perdere, e meco guadagnar non mai.
Bradamante sostiene inoltre che il confronto è diseguale: la messaggera rischia di perdere il posto, mentre lei non può guadagnare nulla, avendolo già conquistato con le armi.
Ottava 106
E se guadagni e perdite non sono
in tutto pari, ingiusto è ogni partito:
sì ch’a lei per ragion, sì ancor per dono
spezial, non sia l’albergo proibito.
845E s’alcuno di dir che non sia buono
e dritto il mio giudizio sarà ardito,
sarò per sostenergli a suo piacere,
che ’l mio sia vero, e falso il suo parere. –
Poiché una disputa è ingiusta quando guadagni e perdite non sono comparabili, Bradamante propone di lasciare alloggiare anche l’altra donna. Sfida chiunque non condivida il suo ragionamento a contestarlo apertamente.
Ottava 107
La figliuola d’Amon, mossa a pietade
850che questa gentil donna debba a torto
esser cacciata ove la pioggia cade,
ove né tetto, ove né pure è un sporto,
al signor de l’albergo persuade
con ragion molte e con parlare accorto,
855ma molto più con quel ch’al fin concluse,
che resti cheto e accetti le sue scuse.
Mossa a compassione, Bradamante utilizza dunque argomenti giuridici e morali per impedire l’espulsione della messaggera. Il suo discorso, sostenuto anche dalla disponibilità a difenderlo con le armi, convince il castellano.
Ottava 108
Qual sotto il più cocente ardore estivo,
quando di ber più desiosa è l’erba,
il fior ch’era vicino a restar privo
860di tutto quell’umor ch’in vita il serba,
sente l’amata pioggia e si fa vivo;
così, poi che difesa sì superba
si vide apparecchiar la messaggera,
lieta e bella tornò come prim’era.
La messaggera recupera immediatamente serenità, come un fiore appassito che torna a vivere quando riceve la pioggia desiderata. Ringrazia implicitamente la magnanimità della sua difensora.
Ottava 109
865La cena, stata lor buon pezzo avante,
né ancor pur tocca, al fin godersi in festa,
senza che più di cavalliero errante
nuova venuta fosse lor molesta.
La goder gli altri, ma non Bradamante,
870pure all’usanza addolorata e mesta;
che quel timor, che quel sospetto ingiusto
che sempre avea nel cor, le tollea il gusto.
Finalmente tutti possono cenare senza altre sfide o interruzioni. Bradamante però non riesce a gustare nulla: la gelosia e il sospetto su Ruggiero le occupano ancora completamente il cuore.
Ottava 110
Finita ch’ella fu (che saria forse
stata più lunga, se ’l desir non era
875di cibar gli occhi), Bradamante sorse,
e sorse appresso a lei la messaggera.
Accennò quel signore ad un che corse
e prestamente allumò molta cera,
che splender fe’ la sala in ogni canto.
880Quel che seguì dirò ne l’altro canto.
Terminato il pasto, le donne si alzano per osservare meglio le pitture. Il castellano fa accendere altre candele, che illuminano tutta la sala; il narratore rimanda al canto seguente la descrizione di ciò che vedono.