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L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto

Canto dodicesimo

Testo originale e parafrasi

Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.

Testo originaleParafrasi
Ottava 1
1Cerere, poi che da la madre Idea
tornando in fretta alla solinga valle,
là dove calca la montagna Etnea
al fulminato Encelado le spalle,
5la figlia non trovò dove l’avea
lasciata fuor d’ogni segnato calle;
fatto ch’ebbe alle guance, al petto, ai crini
e agli occhi danno, al fin svelse duo pini;
Quando Cerere non trovò più la figlia Proserpina, rapita presso l'Etna, si disperò e sradicò due pini.
Ottava 2
e nel fuoco gli accese di Vulcano,
10e diè lor non potere esser mai spenti:
e portandosi questi uno per mano
sul carro che tiravan dui serpenti,
cercò le selve, i campi, il monte, il piano,
le valli, i fiumi, li stagni, i torrenti,
15la terra e ’l mare; e poi che tutto il mondo
cercò di sopra, andò al tartareo fondo.
Accese i pini nel fuoco di Vulcano rendendoli torce eterne, poi cercò la figlia in ogni parte della terra e persino negli inferi.
Ottava 3
S’in poter fosse stato Orlando pare
all’Eleusina dea, come in disio,
non avria, per Angelica cercare,
20lasciato o selva o campo o stagno o rio
o valle o monte o piano o terra o mare,
il cielo e ’l fondo de l’eterno oblio;
ma poi che ’l carro e i draghi non avea,
la gìa cercando al meglio che potea.
Orlando cercherebbe Angelica con la stessa tenacia della dea, ma, non possedendo un carro magico, può soltanto percorrere il mondo a cavallo.
Ottava 4
25L’ha cercata per Francia: or s’apparecchia
per Italia cercarla e per Lamagna,
per la nuova Castiglia e per la vecchia,
e poi passare in Libia il mar di Spagna.
Mentre pensa così, sente all’orecchia
30una voce venir, che par che piagna:
si spinge inanzi; e sopra un gran destriero
trottar si vede innanzi un cavalliero,
Dopo la Francia pensa di cercarla in Italia, Germania, Spagna e Africa; improvvisamente sente una voce lamentarsi e vede un cavaliere.
Ottava 5
che porta in braccio e su l’arcion davante
per forza una mestissima donzella.
35Piange ella, e si dibatte, e fa sembiante
di gran dolore; ed in soccorso appella
il valoroso principe d’Anglante;
che come mira alla giovane bella,
gli par colei, per cui la notte e il giorno
40cercato Francia avea dentro e d’intorno.
L'uomo trasporta con la forza una giovane piangente che implora aiuto: a Orlando sembra che sia Angelica.
Ottava 6
Non dico ch’ella fosse, ma parea
Angelica gentil ch’egli tant’ama.
Egli, che la sua donna e la sua dea
vede portar sì addolorata e grama,
45spinto da l’ira e da la furia rea,
con voce orrenda il cavallier richiama;
richiama il cavalliero e gli minaccia,
e Brigliadoro a tutta briglia caccia.
Convinto che gli stiano rapendo la donna amata, Orlando richiama minacciosamente il cavaliere e si lancia all'inseguimento.
Ottava 7
Non resta quel fellon, né gli risponde,
50all’alta preda, al gran guadagno intento,
e sì ratto ne va per quelle fronde,
che saria tardo a seguitarlo il vento.
L’un fugge, e l’altro caccia; e le profonde
selve s’odon sonar d’alto lamento.
55Correndo usciro in un gran prato; e quello
avea nel mezzo un grande e ricco ostello.
Il rapitore non risponde e fugge tanto rapidamente da uscire dal bosco e raggiungere un palazzo magnifico in mezzo a un prato.
Ottava 8
Di vari marmi con suttil lavoro
edificato era il palazzo altiero.
Corse dentro alla porta messa d’oro
60con la donzella in braccio il cavalliero.
Dopo non molto giunse Brigliadoro,
che porta Orlando disdegnoso e fiero.
Orlando, come è dentro, gli occhi gira;
né più il guerrier, né la donzella mira.
Entra nel palazzo con la ragazza; Orlando lo segue subito, ma all'interno non trova più nessuno dei due.
Ottava 9
65Subito smonta, e fulminando passa
dove più dentro il bel tetto s’alloggia:
corre di qua, corre di là, né lassa
che non vegga ogni camera, ogni loggia.
Poi che i segreti d’ogni stanza bassa
70ha cerco invan, su per le scale poggia;
e non men perde anco a cercar di sopra,
che perdessi di sotto, il tempo e l’opra.
Il paladino controlla stanze, corridoi, logge e piani superiori, senza trovare né la ragazza né il rapitore.
Ottava 10
D’oro e di seta i letti ornati vede:
nulla de muri appar né de pareti;
75che quelle, e il suolo ove si mette il piede,
son da cortine ascose e da tapeti.
Di su di giù va il conte Orlando e riede;
né per questo può far gli occhi mai lieti
che riveggiano Angelica, o quel ladro
80che n’ha portato il bel viso leggiadro.
L'edificio è riccamente arredato con sete e oro, ma Orlando continua invano a cercare Angelica.
Ottava 11
E mentre or quinci or quindi invano il passo
movea, pien di travaglio e di pensieri,
Ferraù, Brandimarte e il re Gradasso,
re Sacripante ed altri cavallieri
85vi ritrovò, ch’andavano alto e basso,
né men facean di lui vani sentieri;
e si ramaricavan del malvagio
invisibil signor di quel palagio.
Incontra Ferraù, Brandimarte, Gradasso, Sacripante e altri cavalieri che vagano nello stesso modo, lamentandosi del misterioso padrone invisibile.
Ottava 12
Tutti cercando il van, tutti gli dànno
90colpa di furto alcun che lor fatt’abbia:
del destrier che gli ha tolto, altri è in affanno;
ch’abbia perduta altri la donna, arrabbia;
altri d’altro l’accusa: e così stanno,
che non si san partir di quella gabbia;
95e vi son molti, a questo inganno presi,
stati le settimane intiere e i mesi.
Ciascuno crede che il signore del palazzo gli abbia rubato qualcosa di prezioso: una donna, un cavallo o un altro bene. Alcuni sono intrappolati da mesi.
Ottava 13
Orlando, poi che quattro volte e sei
tutto cercato ebbe il palazzo strano,
disse fra sé: – Qui dimorar potrei,
100gittare il tempo e la fatica invano:
e potria il ladro aver tratta costei
da un’altra uscita, e molto esser lontano. –
Con tal pensiero uscì nel verde prato,
dal qual tutto il palazzo era aggirato.
Dopo molte ricerche inutili, Orlando pensa che il rapitore sia uscito da un'altra porta e decide di cercare le sue tracce all'esterno.
Ottava 14
105Mentre circonda la casa silvestra,
tenendo pur a terra il viso chino,
per veder s’orma appare, o da man destra
o da sinistra, di nuovo camino;
si sente richiamar da una finestra:
110e leva gli occhi; e quel parlar divino
gli pare udire, e par che miri il viso,
che l’ha da quel che fu, tanto diviso.
Mentre scruta il terreno, sente una voce provenire da una finestra e crede di riconoscere Angelica.
Ottava 15
Pargli Angelica udir, che supplicando
e piangendo gli dica: – Aita, aita!
115la mia virginità ti raccomando
più che l’anima mia, più che la vita.
Dunque in presenza del mio caro Orlando
da questo ladro mi sarà rapita?
più tosto di tua man dammi la morte,
120che venir lasci a sì infelice sorte. –
La voce implora aiuto e invoca Orlando perché la salvi da una violenza, preferendo morire piuttosto che essere abbandonata.
Ottava 16
Queste parole una ed un’altra volta
fanno Orlando tornar per ogni stanza,
con passione e con fatica molta,
ma temperata pur d’alta speranza.
125Talor si ferma, ed una voce ascolta,
che di quella d’Angelica ha sembianza
(e s’egli è da una parte, suona altronde),
che chieggia aiuto; e non sa trovar donde.
Orlando torna dentro più volte, seguendo richiami che paiono provenire ogni volta da un'altra stanza e non riesce a trovare la fonte.
Ottava 17
Ma tornando a Ruggier, ch’io lasciai quando
130dissi che per sentiero ombroso e fosco
il gigante e la donna seguitando,
in un gran prato uscito era del bosco;
io dico ch’arrivò qui dove Orlando
dianzi arrivò, se ’l loco riconosco.
135Dentro la porta il gran gigante passa:
Ruggier gli è appresso, e di seguir non lassa.
Intanto Ruggiero, inseguendo il gigante con la presunta Bradamante, arriva allo stesso palazzo ed entra dietro al fuggitivo.
Ottava 18
Tosto che pon dentro alla soglia il piede,
per la gran corte e per le logge mira;
né più il gigante né la donna vede,
140e gli occhi indarno or quinci or quindi aggira.
Di su di giù va molte volte e riede;
né gli succede mai quel che desira:
né si sa imaginar dove sì tosto
con la donna il fellon si sia nascosto.
Anche Ruggiero perde immediatamente di vista la donna e il gigante e si affanna per tutto l'edificio.
Ottava 19
145Poi che revisto ha quattro volte e cinque
di su di giù camere e logge e sale,
pur di nuovo ritorna, e non relinque
che non ne cerchi fin sotto le scale.
Con speme al fin che sian ne le propinque
150selve, si parte: ma una voce, quale
richiamò Orlando, lui chiamò non manco;
e nel palazzo il fe’ ritornar anco.
Dopo varie ricerche pensa di uscire, ma una voce simile a quella di Bradamante lo richiama e lo fa tornare.
Ottava 20
Una voce medesma, una persona
che paruta era Angelica ad Orlando,
155parve a Ruggier la donna di Dordona,
che lo tenea di sé medesmo in bando.
Se con Gradasso o con alcun ragiona
di quei ch’andavan nel palazzo errando,
a tutti par che quella cosa sia,
160che più ciascun per sé brama e desia.
È sempre lo stesso inganno: ciascun cavaliere vede e sente nel palazzo ciò che desidera maggiormente.
Ottava 21
Questo era un nuovo e disusato incanto
ch’avea composto Atlante di Carena,
perché Ruggier fosse occupato tanto
in quel travaglio, in quella dolce pena,
165che ’l mal’influsso n’andasse da canto,
l’influsso ch’a morir giovene il mena.
Dopo il castel d’acciar, che nulla giova,
e dopo Alcina, Atlante ancor fa pruova.
Atlante ha creato il nuovo incantesimo per trattenere Ruggiero lontano dalle imprese e dal destino che ne prevede la morte precoce.
Ottava 22
Non pur costui, ma tutti gli altri ancora,
170che di valore in Francia han maggior fama,
acciò che di lor man Ruggier non mora,
condurre Atlante in questo incanto trama.
E mentre fa lor far quivi dimora,
perché di cibo non patischin brama,
175sì ben fornito avea tutto il palagio,
che donne e cavallier vi stanno ad agio.
Attira nel palazzo anche altri grandi guerrieri per impedire che uccidano Ruggiero, e provvede al cibo dei prigionieri.
Ottava 23
Ma torniamo ad Angelica, che seco
avendo quell’annel mirabil tanto,
ch’in bocca a veder lei fa l’occhio cieco,
180nel dito, l’assicura da l’incanto;
e ritrovato nel montano speco
cibo avendo e cavalla e veste e quanto
le fu bisogno, avea fatto disegno
di ritornare in India al suo bel regno.
Angelica, protetta dall'anello contro la magia e dall'invisibilità quando lo tiene in bocca, si prepara a tornare nel proprio regno orientale.
Ottava 24
185Orlando volentieri o Sacripante
voluto avrebbe in compania: non ch’ella
più caro avesse l’un che l’altro amante;
anzi di par fu a’ lor disii ribella:
ma dovendo, per girsene in Levante,
190passar tante città, tante castella,
di compagnia bisogno avea e di guida,
né potea aver con altri la più fida.
Vorrebbe servirsi di Orlando o Sacripante come guida, pur senza amarli, perché deve attraversare territori pericolosi.
Ottava 25
Or l’uno or l’altro andò molto cercando,
prima ch’indizio ne trovasse o spia,
195quando in cittade, e quando in ville, e quando
in alti boschi, e quando in altra via.
Fortuna al fin là dove il conte Orlando,
Ferraù e Sacripante era, la invia,
con Ruggier, con Gradasso ed altri molti
200che v’avea Atlante in strano intrico avolti.
Dopo averli cercati a lungo arriva al palazzo dove Atlante tiene prigionieri molti cavalieri, tra cui proprio Orlando e Sacripante.
Ottava 26
Quivi entra, che veder non la può il mago,
e cerca il tutto, ascosa dal suo annello;
e trova Orlando e Sacripante vago
di lei cercare invan per quello ostello.
205Vede come, fingendo la sua immago,
Atlante usa gran fraude a questo e a quello.
Chi tor debba di lor, molto rivolve
nel suo pensier, né ben se ne risolve.
Invisibile all'incantatore, Angelica osserva l'inganno e trova entrambi i suoi pretendenti, chiedendosi chi scegliere come scorta.
Ottava 27
Non sa stimar chi sia per lei migliore,
210il conte Orlando o il re dei fier Circassi.
Orlando la potrà con più valore
meglio salvar nei perigliosi passi:
ma se sua guida il fa, sel fa signore;
ch’ella non vede come poi l’abbassi,
215qualunque volta, di lui sazia, farlo
voglia minore, o in Francia rimandarlo.
Orlando sarebbe la protezione più forte, ma Angelica teme che diventi difficile liberarsene una volta arrivata a destinazione.
Ottava 28
Ma il Circasso depor, quando le piaccia,
potrà, se ben l’avesse posto in cielo.
Questa sola cagion vuol ch’ella il faccia
220sua scorta, e mostri avergli fede e zelo.
L’annel trasse di bocca, e di sua faccia
levò dagli occhi a Sacripante il velo.
Credette a lui sol dimostrarsi, e avenne
ch’Orlando e Ferraù le sopravenne.
Sacripante è più facile da congedare; Angelica decide di mostrarsi a lui togliendo l'anello dalla bocca, ma sopraggiungono anche Orlando e Ferraù.
Ottava 29
225Le sopravenne Ferraù ed Orlando;
che l’uno e l’altro parimente giva
di su di giù, dentro e di fuor cercando
del gran palazzo lei, ch’era lor diva.
Corser di par tutti alla donna, quando
230nessuno incantamento gli impediva:
perché l’annel ch’ella si pose in mano,
fece d’Atlante ogni disegno vano.
I tre la vedono e corrono verso di lei: l'anello annulla nello stesso istante gli incantesimi di Atlante.
Ottava 30
L’usbergo indosso aveano e l’elmo in testa
dui di questi guerrier, dei quali io canto;
235né notte o dì, dopo ch’entraro in questa
stanza, l’aveano mai messi da canto;
che facile a portar, come la vesta,
era lor, perché in uso l’avean tanto.
Ferraù il terzo era anco armato, eccetto
240che non avea né volea avere elmetto,
Orlando e Sacripante sono ancora in armatura, come durante tutta la prigionia; Ferraù invece combatte senza elmo.
Ottava 31
fin che quel non avea, che ’l paladino
tolse Orlando al fratel del re Troiano;
ch’allora lo giurò, che l’elmo fino
cercò de l’Argalia nel fiume invano:
245e se ben quivi Orlando ebbe vicino,
né però Ferraù pose in lui mano;
avenne, che conoscersi tra loro
non si poter, mentre là dentro foro.
Ferraù ha giurato di conquistare l'elmo di Orlando e, non riconoscendolo nel palazzo, non ha potuto sfidarlo.
Ottava 32
Era così incantato quello albergo,
250ch’insieme riconoscer non poteansi.
Né notte mai né dì, spada né usbergo
né scudo pur dal braccio rimoveansi.
I lor cavalli con la sella al tergo,
pendendo i morsi da l’arcion, pasceansi
255in una stanza, che presso all’uscita,
d’orzo e di paglia sempre era fornita.
L'incantesimo impediva ai cavalieri perfino di riconoscersi; i loro cavalli venivano nutriti e tenuti pronti vicino all'uscita.
Ottava 33
Atlante riparar non sa né puote,
ch’in sella non rimontino i guerrieri
per correr dietro alle vermiglie gote,
260all’auree chiome ed a’ begli occhi neri
de la donzella, ch’in fuga percuote
la sua iumenta, perché volentieri
non vede li tre amanti in compagnia,
che forse tolti un dopo l’altro avria.
Quando Angelica fugge, Orlando, Ferraù e Sacripante montano a cavallo e la inseguono senza che Atlante riesca a trattenerli.
Ottava 34
265E poi che dilungati dal palagio
gli ebbe sì, che temer più non dovea
che contra lor l’incantator malvagio
potesse oprar la sua fallacia rea;
l’annel che le schivò più d’un disagio,
270tra le rosate labra si chiudea:
donde lor sparve subito dagli occhi,
e gli lasciò come insensati e sciocchi.
Appena abbastanza lontana dal palazzo, Angelica si rimette l'anello in bocca e diventa invisibile ai tre inseguitori.
Ottava 35
Come che fosse il suo primier disegno
di voler seco Orlando o Sacripante,
275ch’a ritornar l’avessero nel regno
di Galafron ne l’ultimo Levante;
le vennero amendua subito a sdegno,
e si mutò di voglia in uno istante:
e senza più obligarsi o a questo o a quello,
280pensò bastar per amendua il suo annello.
Rinuncia all'idea di viaggiare accompagnata: preferisce affidarsi soltanto all'anello magico per tornare in Oriente.
Ottava 36
Volgon pel bosco or quinci or quindi in fretta
quelli scherniti la stupida faccia;
come il cane talor, se gli è intercetta
o lepre o volpe, a cui dava la caccia,
285che d’improviso in qualche tana stretta
o in folta macchia o in un fosso si caccia.
Di lor si ride Angelica proterva,
che non è vista, e i lor progressi osserva.
I tre cavalieri cercano la giovane scomparsa come cani che hanno perduto improvvisamente la traccia della preda; lei li osserva divertita.
Ottava 37
Per mezzo il bosco appar sol una strada:
290credono i cavallier che la donzella
inanzi a lor per quella se ne vada;
che non se ne può andar, se non per quella.
Orlando corre, e Ferraù non bada,
né Sacripante men sprona e puntella.
295Angelica la briglia più ritiene,
e dietro lor con minor fretta viene.
Poiché appare una sola strada, i tre si precipitano lungo di essa; Angelica invece procede lentamente dietro di loro.
Ottava 38
Giunti che fur, correndo, ove i sentieri
a perder si venian ne la foresta,
e cominciar per l’erba i cavallieri
300a riguardar se vi trovavan pesta;
Ferraù, che potea fra quanti altieri
mai fosser, gir con la corona in testa,
si volse con mal viso agli altri dui,
e gridò lor: – Dove venite vui?
Giunti a un bivio si fermano per cercare impronte; Ferraù si rivolge aggressivamente agli altri, chiedendo perché continuino a seguirlo.
Ottava 39
305Tornate a dietro, o pigliate altra via,
se non volete rimaner qui morti:
né in amar né in seguir la donna mia
si creda alcun, che compagnia comporti. –
Disse Orlando al Circasso: – Che potria
310più dir costui, s’ambi ci avesse scorti
per le più vili e timide puttane
che da conocchie mai traesser lane?
Li minaccia di morte se non rinunciano ad amare e inseguire la donna che considera sua; Orlando ne deride l'arroganza.
Ottava 40
Poi volto a Ferraù, disse: – Uom bestiale,
s’io non guardassi che senza elmo sei,
315di quel c’hai detto, s’hai ben detto o male,
senz’altra indugia accorger ti farei. –
Disse il Spagnuol: – Di quel ch’a me non cale,
perché pigliarne tu cura ti dei?
Io sol contra ambidui per far son buono
320quel che detto ho, senza elmo come sono. –
Orlando lo insulta e osserva che soltanto l'assenza dell'elmo gli impedisce di sfidarlo subito; Ferraù risponde di poter combattere entrambi anche così.
Ottava 41
– Deh (disse Orlando al re di Circassia),
in mio servigio a costui l’elmo presta,
tanto ch’io gli abbia tratta la pazzia;
ch’altra non vidi mai simile a questa. –
325Rispose il re: – Chi più pazzo saria?
Ma se ti par pur la domanda onesta,
prestagli il tuo; ch’io non sarò men atto,
che tu sia forse, a castigare un matto. –
Orlando chiede a Sacripante di prestare l'elmo a Ferraù; il re circasso replica che dovrebbe prestargli il proprio.
Ottava 42
Soggiunse Ferraù: – Sciocchi voi, quasi
330che, se mi fosse il portar elmo a grado,
voi senza non ne fosse già rimasi;
che tolti i vostri avrei, vostro mal grado.
Ma per narrarvi in parte li miei casi,
per voto così senza me ne vado,
335ed anderò, fin ch’io non ho quel fino
che porta in capo Orlando paladino. –
Ferraù dichiara che potrebbe togliere gli elmi a entrambi, ma non ne vuole alcuno diverso da quello di Orlando, per rispettare un voto.
Ottava 43
– Dunque (rispose sorridente il conte)
ti pensi a capo nudo esser bastante
far ad Orlando quel che in Aspramonte
340egli già fece al figlio d’Agolante?
Anzi credo io, se tel vedessi a fronte,
ne tremeresti dal capo alle piante;
non che volessi l’elmo, ma daresti
l’altre arme a lui di patto, che tu vesti. –
Orlando, senza rivelarsi, scherza sull'impossibilità di sconfiggere un eroe come lui e ridicolizza le vanterie di Ferraù.
Ottava 44
345Il vantator Spagnuol disse: – Già molte
fiate e molte ho così Orlando astretto,
che facilmente l’arme gli avrei tolte,
quante indosso n’avea, non che l’elmetto;
e s’io nol feci, occorrono alle volte
350pensier che prima non s’aveano in petto:
non n’ebbi, già fu, voglia; or l’aggio, e spero
che mi potrà succeder di leggiero. –
Ferraù si vanta di aver più volte messo Orlando in difficoltà e di poterlo facilmente spogliare dell'armatura.
Ottava 45
Non potè aver più pazienza Orlando
e gridò: – Mentitor, brutto marrano,
355in che paese ti trovasti, e quando,
a poter più di me con l’arme in mano?
Quel paladin, di che ti vai vantando,
son io, che ti pensavi esser lontano.
Or vedi se tu puoi l’elmo levarme,
360o s’io son buon per torre a te l’altre arme.
Orlando perde la pazienza, rivela la propria identità e invita Ferraù a dimostrare sul campo la verità delle sue parole.
Ottava 46
Né da te voglio un minimo vantaggio. –
Così dicendo, l’elmo si disciolse,
e lo suspese a un ramuscel di faggio;
e quasi a un tempo Durindana tolse.
365Ferraù non perdè di ciò il coraggio:
trasse la spada, e in atto si raccolse,
onde con essa e col levato scudo
potesse ricoprirsi il capo nudo.
Per combattere alla pari si toglie l'elmo e lo appende a un ramo, poi estrae Durindana; Ferraù si prepara a difendersi con scudo e spada.
Ottava 47
Così li duo guerrieri incominciaro,
370lor cavalli aggirando, a volteggiarsi;
e dove l’arme si giungeano, e raro
era più il ferro, col ferro a tentarsi.
Non era in tutto ’l mondo un altro paro
che più di questo avessi ad accoppiarsi:
375pari eran di vigor, pari d’ardire;
né l’un né l’altro si potea ferire.
I due si affrontano a cavallo, colpendosi nei punti più vulnerabili dell'armatura, ma sono tanto forti che nessuno prevale.
Ottava 48
Ch’abbiate, Signor mio, già inteso estimo,
che Ferraù per tutto era fatato,
fuor che là dove l’alimento primo
380piglia il bambin nel ventre ancor serrato:
e fin che del sepolcro il tetro limo
la faccia gli coperse, il luogo armato
usò portar, dove era il dubbio, sempre
di sette piastre fatte a buone tempre.
Ferraù è invulnerabile in quasi tutto il corpo, eccetto una zona dell'addome che protegge con numerose piastre.
Ottava 49
385Era ugualmente il principe d’Anglante
tutto fatato, fuor che in una parte:
ferito esser potea sotto le piante;
ma le guardò con ogni studio ed arte.
Duro era il resto lor più che diamante
390(se la fama dal ver non si diparte);
e l’uno e l’altro andò, più per ornato
che per bisogno, alle sue imprese armato.
Anche Orlando è invulnerabile salvo che sotto la pianta dei piedi, che custodisce accuratamente; entrambi portano armature soprattutto per ornamento.
Ottava 50
S’incrudelisce e inaspra la battaglia,
d’orrore in vista e di spavento piena.
395Ferraù, quando punge e quando taglia,
né mena botta che non vada piena:
ogni colpo d’Orlando o piastra o maglia
e schioda e rompe ed apre e a straccio mena.
Angelica invisibile lor pon mente,
400sola a tanto spettacolo presente.
Il duello diventa sempre più feroce. Angelica, invisibile, osserva i combattenti che non riescono a ferirsi.
Ottava 51
Intanto il re di Circassia, stimando
che poco inanzi Angelica corresse,
poi ch’attaccati Ferraù ed Orlando
vide restar, per quella via si messe,
405che si credea che la donzella, quando
da lor disparve, seguitata avesse:
sì che a quella battaglia la figliuola
di Galafron fu testimonia sola.
Sacripante si allontana seguendo la pista di Angelica, lasciando i due guerrieri a combattersi.
Ottava 52
Poi che, orribil come era e spaventosa,
410l’ebbe da parte ella mirata alquanto,
e che le parve assai pericolosa
così da l’un come da l’altro canto;
di veder novità voluntarosa,
disegnò l’elmo tor, per mirar quanto
415fariano i duo guerrier, vistosel tolto;
ben con pensier di non tenerlo molto.
Angelica decide di sottrarre per scherzo l'elmo di Orlando, curiosa di vedere come reagiranno i duellanti.
Ottava 53
Ha ben di darlo al conte intenzione;
na se ne vuole in prima pigliar gioco.
L’elmo dispicca, e in grembio se lo pone,
420e sta a mirare i cavallieri un poco.
Di poi si parte, e non fa lor sermone;
e lontana era un pezzo da quel loco,
prima ch’alcun di lor v’avesse mente:
sì l’uno e l’altro era ne l’ira ardente.
Lo prende dal ramo e si allontana mentre i due continuano a combattere senza accorgersene.
Ottava 54
425Ma Ferraù, che prima v’ebbe gli occhi,
si dispiccò da Orlando, e disse a lui:
– Deh come n’ha da male accorti e sciocchi
trattati il cavallier ch’era con nui!
Che premio fia ch’al vincitor più tocchi,
430se ’l bel elmo involato n’ha costui? –
Ritrassi Orlando, e gli occhi al ramo gira:
non vede l’elmo, e tutto avampa d’ira.
Ferraù si accorge per primo della mancanza e accusa Sacripante di aver rubato il premio della sfida; Orlando rimane furioso.
Ottava 55
E nel parer di Ferraù concorse,
che ’l cavallier che dianzi era con loro
435se lo portasse; onde la briglia torse,
e fe’ sentir gli sproni a Brigliadoro.
Ferraù che del campo il vide torse,
gli venne dietro; e poi che giunti foro
dove ne l’erba appar l’orma novella
440ch’avea fatto il Circasso e la donzella,
Entrambi interrompono il duello e inseguono il presunto ladro, finché arrivano al punto dove le tracce si dividono.
Ottava 56
prese la strada alla sinistra il conte
verso una valle, ove il Circasso era ito:
si tenne Ferraù più presso al monte,
dove il sentiero Angelica avea trito.
445Angelica in quel mezzo ad una fonte
giunta era, ombrosa e di giocondo sito,
ch’ognun che passa, alle fresche ombre invita,
né, senza ber, mai lascia far partita.
Orlando prende il sentiero percorso da Sacripante; Ferraù segue quello di Angelica e raggiunge una fonte ombrosa.
Ottava 57
Angelica si ferma alle chiare onde,
450non pensando ch’alcun le sopravegna;
e per lo sacro annel che la nasconde,
non può temer che caso rio le avegna.
A prima giunta in su l’erbose sponde
del rivo l’elmo a un ramuscel consegna;
455poi cerca, ove nel bosco è miglior frasca,
la iumenta legar, perché si pasca.
Angelica si ferma alla fonte, appende l'elmo a un ramo e lega la cavalla al pascolo, sicura di non poter essere vista.
Ottava 58
Il cavallier di Spagna, che venuto
era per l’orme, alla fontana giunge.
Non l’ha sì tosto Angelica veduto,
460che gli dispare, e la cavalla punge.
L’elmo, che sopra l’erba era caduto,
ritor non può, che troppo resta lunge.
Come il pagan d’Angelica s’accorse,
tosto vêr lei pien di letizia corse.
Quando vede arrivare Ferraù, risale subito in sella e fugge invisibile, lasciando però cadere l'elmo nell'erba.
Ottava 59
465Gli sparve, come io dico, ella davante,
come fantasma al dipartir del sonno.
Cercando egli la va per quelle piante
né i miseri occhi più veder la ponno.
Bestemiando Macone e Trivigante,
470e di sua legge ogni maestro e donno,
ritornò Ferraù verso la fonte,
u’ ne l’erba giacea l’elmo del conte.
Ferraù cerca invano Angelica, poi ritorna alla fonte maledicendo gli dèi della propria religione.
Ottava 60
Lo riconobbe, tosto che mirollo,
per lettere ch’avea scritte ne l’orlo;
475che dicean dove Orlando guadagnollo,
e come e quando, ed a chi fe’ deporlo.
Armossene il pagano il capo e il collo,
che non lasciò, pel duol ch’avea, di torlo;
pel duol ch’avea di quella che gli sparve,
480come sparir soglion notturne larve.
Riconosce l'elmo di Orlando dalle iscrizioni, lo indossa e ritiene di avere almeno realizzato il proprio voto.
Ottava 61
Poi ch’allacciato s’ha il buon elmo in testa,
aviso gli è, che a contentarsi a pieno,
sol ritrovare Angelica gli resta,
che gli appar e dispar come baleno.
485Per lei tutta cercò l’alta foresta:
e poi ch’ogni speranza venne meno
di più poterne ritrovar vestigi,
tornò al campo spagnuol verso Parigi;
Cerca ancora Angelica nella foresta, ma non trova tracce; torna all'esercito saraceno vicino a Parigi.
Ottava 62
temperando il dolor che gli ardea il petto,
490di non aver sì gran disir sfogato,
col refrigerio di portar l’elmetto
che fu d’Orlando, come avea giurato.
Dal conte, poi che ’l certo gli fu detto,
fu lungamente Ferraù cercato;
495né fin quel dì dal capo gli lo sciolse,
che fra duo ponti la vita gli tolse.
Il possesso dell'elmo consola Ferraù della perdita della donna; Orlando lo cercherà a lungo e in seguito lo ucciderà in battaglia.
Ottava 63
Angelica invisibile e soletta
via se ne va, ma con turbata fronte;
che de l’elmo le duol, che troppa fretta
500le avea fatto lasciar presso alla fonte.
– Per voler far quel ch’a me far non spetta
(tra sé dicea), levato ho l’elmo al conte:
questo, pel primo merito, è assai buono
di quanto a lui pur ubligata sono.
Angelica è dispiaciuta per aver lasciato l'elmo a Ferraù e pensa che il proprio scherzo abbia danneggiato Orlando.
Ottava 64
505Con buona intenzione (e sallo Idio),
ben che diverso e tristo effetto segua,
io levai l’elmo: e solo il pensier mio
fu di ridur quella battaglia a triegua;
e non che per mio mezzo il suo disio
510questo brutto Spagnuol oggi consegua. –
Così di sé s’andava lamentando
d’aver de l’elmo suo privato Orlando.
Si giustifica ricordando che voleva soltanto interrompere il duello, non favorire il guerriero spagnolo.
Ottava 65
Sdegnata e malcontenta la via prese,
che le parea miglior, verso Oriente.
515Più volte ascosa andò, talor palese,
secondo era oportuno, infra la gente.
Dopo molto veder molto paese,
giunse in un bosco, dove iniquamente
fra duo compagni morti un giovinetto
520trovò, ch’era ferito in mezzo il petto.
Riprende la via verso Oriente, ora invisibile, ora no, secondo il bisogno; nel bosco trova un giovane ferito fra due compagni morti.
Ottava 66
Ma non dirò d’Angelica or più inante;
che molte cose ho da narrarvi prima:
né sono a Ferraù né a Sacripante,
sin a gran pezzo per donar più rima.
525Da lor mi leva il principe d’Anglante,
che di sé vuol che inanzi agli altri esprima
le fatiche e gli affanni che sostenne
nel gran disio, di che a fin mai non venne.
Il narratore rinvia la vicenda di Angelica e abbandona per il momento Ferraù e Sacripante per seguire Orlando.
Ottava 67
Alla prima città ch’egli ritruova
530(perché d’andare occulto avea gran cura)
si pone in capo una barbuta nuova,
senza mirar s’ha debil tempra o dura:
sia qual si vuol, poco gli nuoce o giova;
sì ne la fatagion si rassicura.
535Così coperto seguita l’inchiesta;
né notte, o giorno, o pioggia, o sol l’arresta.
Orlando acquista un nuovo elmo per rimanere irriconoscibile e continua senza sosta la ricerca di Angelica.
Ottava 68
Era ne l’ora, che trae i cavalli
Febo del mar con rugiadoso pelo,
e l’Aurora di fior vermigli e gialli
540venìa spargendo d’ogn’intorno il cielo;
e lasciato le stelle aveano i balli,
e per partirsi postosi già il velo:
quando appresso a Parigi un dì passando,
mostrò di sua virtù gran segno Orlando.
Una mattina di primavera, nei pressi di Parigi, Orlando compie un'impresa che dimostra la sua potenza guerriera.
Ottava 69
545In dua squadre incontrossi: e Manilardo
ne reggea l’una, il Saracin canuto,
re di Norizia, già fiero e gagliardo,
or miglior di consiglio che d’aiuto;
guidava l’altra sotto il suo stendardo
550il re di Tremisen, ch’era tenuto
tra gli Africani cavallier perfetto:
Alzirdo fu, da chi ’l conobbe, detto.
Si imbatte in due schiere saracene guidate dal vecchio e prudente Manilardo e dal giovane re Alzirdo di Tremisen.
Ottava 70
Questi con l’altro esercito pagano
quella invernata avean fatto soggiorno,
555chi presso alla città, chi più lontano,
tutti alle ville o alle castella intorno:
ch’avendo speso il re Agramante invano,
per espugnar Parigi, più d’un giorno,
volse tentar l’assedio finalmente,
560poi che pigliar non lo potea altrimente.
Gli eserciti pagani avevano trascorso l'inverno nei territori francesi perché Agramante, incapace di conquistare Parigi, aveva deciso di assediarla.
Ottava 71
E per far questo avea gente infinita;
che oltre a quella che con lui giunt’era,
e quella che di Spagna avea seguita
del re Marsilio la real bandiera
565molta di Francia n’avea al soldo unita;
che da Parigi insino alla riviera
d’Arli, con parte di Guascogna (eccetto
alcune rocche) avea tutto suggetto.
Agramante disponeva di un esercito enorme, comprendente Africani, Spagnoli e mercenari francesi, e dominava ormai buona parte del territorio.
Ottava 72
Or cominciando i trepidi ruscelli
570a sciorre il freddo giaccio in tiepide onde,
e i prati di nuove erbe, e gli arbuscelli
a rivestirsi di tenera fronde;
ragunò il re Agramante tutti quelli
che seguian le fortune sue seconde,
575per farsi rassegnar l’armata torma;
indi alle cose sue dar miglior forma.
Con la primavera aveva ordinato il concentramento delle truppe per passarle in rassegna e predisporre una nuova campagna militare.
Ottava 73
A questo effetto il re di Tremisenne
con quel de la Norizia ne venìa,
per là giungere a tempo, ove si tenne
580poi conto d’ogni squadra o buona o ria.
Orlando a caso ad incontrar si venne
(come io v’ho detto) in questa compagnia,
cercando pur colei, come egli era uso,
che nel carcer d’Amor lo tenea chiuso.
Manilardo e Alzirdo stavano raggiungendo la riunione quando incontrano Orlando, ancora impegnato nella ricerca della donna amata.
Ottava 74
585Come Alzirdo appressar vide quel conte
che di valor non avea pari al mondo,
in tal sembiante, in sì superba fronte,
che ’l dio de l’arme a lui parea secondo;
restò stupito alle fattezze conte,
590al fiero sguardo, al viso furibondo:
e lo stimò guerrier d’alta prodezza;
ma ebbe del provar troppa vaghezza.
Alzirdo ammira il portamento maestoso del cavaliere sconosciuto e desidera misurarsi con lui.
Ottava 75
Era giovane Alzirdo, ed arrogante
per molta forza, e per gran cor pregiato.
595Per giostrar spinse il suo cavallo inante:
meglio per lui, se fosse in schiera stato;
che ne lo scontro il principe d’Anglante
lo fe’ cader per mezzo il cor passato.
Giva in fuga il destrier di timor pieno,
600che su non v’era chi reggesse il freno.
Il giovane, forte ma imprudente, sfida Orlando, che lo trafigge mortalmente con la lancia al primo scontro.
Ottava 76
Levasi un grido subito ed orrendo,
che d’ogn’intorno n’ha l’aria ripiena,
come si vede il giovene, cadendo,
spicciar il sangue di sì larga vena.
605La turba verso il conte vien fremendo
disordinata, e tagli e punte mena;
ma quella è più, che con pennuti dardi
tempesta il fior dei cavallier gagliardi.
I soldati saraceni, sconvolti dalla morte del loro re, assalgono Orlando in massa con armi e frecce.
Ottava 77
Con qual rumor la setolosa frotta
610correr da monti suole o da campagne,
se ’l lupo uscito di nascosa grotta,
o l’orso sceso alle minor montagne,
un tener porco preso abbia talotta,
che con grugnito e gran stridor si lagne;
615con tal lo stuol barbarico era mosso
verso il conte, gridando: – Addosso, addosso! –
La schiera si scaglia sul paladino con il furore di un branco di animali che cerca di respingere un predatore.
Ottava 78
Lance, saette e spade ebbe l’usbergo
a un tempo mille, e lo scudo altretante:
chi gli percuote con la mazza il tergo,
620chi minaccia da lato, e chi davante.
Ma quel, ch’al timor mai non diede albergo,
estima la vil turba e l’arme tante,
quel che dentro alla mandra, all’aer cupo,
il numer de l’agnelle estimi il lupo.
Orlando riceve innumerevoli colpi su scudo e armatura, ma rimane impavido e disprezza l'enorme superiorità numerica nemica.
Ottava 79
625Nuda avea in man quella fulminea spada
che posti ha tanti Saracini a morte:
dunque chi vuol di quanta turba cada
tenere il conto, ha impresa dura e forte.
Rossa di sangue già correa la strada,
630capace a pena a tante genti morte;
perché né targa né capel difende
la fatal Durindana, ove discende,
Impugna Durindana e abbatte tanti guerrieri che la strada si riempie di sangue e corpi, senza che alcuna difesa riesca a resistergli.
Ottava 80
né vesta piena di cotone, o tele
che circondino il capo in mille vòlti.
635Non pur per l’aria gemiti e querele,
ma volan braccia e spalle e capi sciolti.
Pel campo errando va Morte crudele
in molti, vari, e tutti orribil volti;
e tra sé dice: – In man d’Orlando valci
640Durindana per cento de mie falci. –
I colpi del paladino fanno cadere teste e arti; il poeta personifica la Morte che ammira l'efficacia devastante della sua spada.
Ottava 81
Una percossa a pena l’altra aspetta.
Ben tosto cominciar tutti a fuggire;
e quando prima ne veniano in fretta
(perch’era sol, credeanselo inghiottire),
645non è chi per levarsi de la stretta
l’amico aspetti, e cerchi insieme gire:
chi fugge a piedi in qua, chi colà sprona;
nessun domanda se la strada è buona.
I nemici abbandonano l'attacco e fuggono in disordine, senza fermarsi ad aiutare i compagni.
Ottava 82
Virtude andava intorno con lo speglio
650che fa veder ne l’anima ogni ruga:
nessun vi si mirò, se non un veglio
a cui il sangue l’età, non l’ardir, sciuga.
Vide costui quanto il morir sia meglio,
che con suo disonor mettersi in fuga:
655dico il re di Norizia; onde la lancia
arrestò contra il paladin di Francia.
Soltanto Manilardo, ormai anziano, giudica disonorevole fuggire e si lancia contro Orlando con la lancia.
Ottava 83
E la roppe alla penna de lo scudo
del fiero conte, che nulla si mosse.
Egli ch’avea alla posta il brando nudo,
660re Manilardo al trapassar percosse.
Fortuna l’aiutò; che ’l ferro crudo
in man d’Orlando al venir giù voltosse:
tirare i colpi a filo ognor non lece;
ma pur di sella stramazzar lo fece.
La sua lancia si rompe sullo scudo; Orlando lo colpisce con il piatto della spada e lo disarciona senza ucciderlo.
Ottava 84
665Stordito de l’arcion quel re stramazza:
non si rivolge Orlando a rivederlo;
che gli altri taglia, tronca, fende, amazza;
a tutti pare in su le spalle averlo.
Come per l’aria, ove han sì larga piazza,
670fuggon li storni da l’audace smerlo,
così di quella squadra ormai disfatta
altri cade, altri fugge, altri s’appiatta.
Orlando non torna a controllare l'avversario e continua a travolgere gli altri, che fuggono come stormi di uccelli spaventati.
Ottava 85
Non cessò pria la sanguinosa spada,
che fu di viva gente il campo voto.
675Orlando è in dubbio a ripigliar la strada,
ben che gli sia tutto il paese noto.
O da man destra o da sinistra vada,
il pensier da l’andar sempre è remoto:
d’Angelica cercar, fuor ch’ove sia,
680teme, e di far sempre contraria via.
Quando il campo è vuoto, riprende incerto la ricerca di Angelica, temendo di scegliere ogni volta una strada sbagliata.
Ottava 86
Il suo camin (di lei chiedendo spesso)
or per li campi or per le selve tenne:
e sì come era uscito di se stesso,
uscì di strada; e a piè d’un monte venne,
685dove la notte fuor d’un sasso fesso
lontan vide un splendor batter le penne.
Orlando al sasso per veder s’accosta,
se quivi fosse Angelica reposta.
Si perde fra boschi e campagne e, di notte, scorge una luce uscire da una fessura nella roccia ai piedi di un monte.
Ottava 87
Come nel bosco de l’umil ginepre,
690o ne la stoppia alla campagna aperta,
quando si cerca la paurosa lepre
per traversati solchi e per via incerta,
si va ad ogni cespuglio, ad ogni vepre,
se per ventura vi fosse coperta;
695così cercava Orlando con gran pena
la donna sua, dove speranza il mena.
Come un cacciatore controlla ogni cespuglio per trovare una lepre, così Orlando ispeziona ogni luogo dove potrebbe trovarsi Angelica.
Ottava 88
Verso quel raggio andando in fretta il conte,
giunse ove ne la selva si diffonde
da l’angusto spiraglio di quel monte,
700ch’una capace grotta in sé nasconde;
e trova inanzi ne la prima fronte
spine e virgulti, come mura e sponde,
per celar quei che ne la grotta stanno,
da chi far lor cercasse oltraggio e danno.
Raggiunge l'apertura nascosta da spine e arbusti che proteggono l'ingresso di una vasta grotta illuminata.
Ottava 89
705Di giorno ritrovata non sarebbe,
ma la facea di notte il lume aperta.
Orlando pensa ben quel ch’esser debbe;
pur vuol saper la cosa anco più certa.
Poi che legato fuor Brigliadoro ebbe,
710tacito viene alla grotta coperta:
e fra li spessi rami ne la buca
entra, senza chiamar chi l’introduca.
L'oscurità rende visibile il riflesso del fuoco; Orlando lega il cavallo ed entra silenziosamente fra i rami.
Ottava 90
Scende la tomba molti gradi al basso,
dove la viva gente sta sepolta.
715Era non poco spazioso il sasso
tagliato a punte di scarpelli in volta;
né di luce diurna in tutto casso,
ben che l’entrata non ne dava molta;
ma ve ne venìa assai da una finestra
720che sporgea in un pertugio da man destra.
Scende numerosi gradini verso una grande caverna scavata nella pietra e illuminata anche da una piccola finestra.
Ottava 91
In mezzo la spelonca, appresso a un fuoco,
era una donna di giocondo viso;
quindici anni passar dovea di poco,
quanto fu al conte, al primo sguardo, aviso:
725ed era bella sì, che facea il loco
salvatico parere un paradiso;
ben ch’avea gli occhi di lacrime pregni,
del cor dolente manifesti segni.
Accanto al fuoco vede una giovane di circa quindici anni, così bella da far sembrare piacevole la grotta, ma con gli occhi pieni di lacrime.
Ottava 92
V’era una vecchia; e facean gran contese
730(come uso feminil spesso esser suole),
ma come il conte ne la grotta scese,
finiron le dispùte e le parole.
Orlando a salutarle fu cortese
(come con donne sempre esser si vuole),
735ed elle si levaro immantinente,
e lui risalutar benignamente.
Con lei c'è una vecchia con cui stava litigando; entrambe interrompono la discussione quando appare Orlando e lo salutano.
Ottava 93
Gli è ver che si smarriro in faccia alquanto,
come improviso udiron quella voce,
e insieme entrare armato tutto quanto
740vider là dentro un uom tanto feroce.
Orlando domandò qual fosse tanto
scortese, ingiusto, barbaro ed atroce,
che ne la grotta tenesse sepolto
un sì gentile ed amoroso volto.
Le donne sono impaurite vedendolo armato; il paladino chiede chi abbia avuto la crudeltà di rinchiudere una fanciulla tanto bella.
Ottava 94
745La vergine a fatica gli rispose,
interrotta da fervidi signiozzi,
che dai coralli e da le preziose
perle uscir fanno i dolci accenti mozzi.
Le lacrime scendean tra gigli e rose,
750là dove avien ch’alcuna se n’inghiozzi.
Piacciavi udir ne l’altro canto il resto,
Signor, che tempo è ormai di finir questo.
La ragazza cerca di rispondere fra le lacrime e i singhiozzi, ma il narratore interrompe qui il canto.