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La Divina Commedia · Purgatorio

Canto XX

Riassunto

I poeti avanzano tra le anime distese e odono esempi di povertà e generosità. Ugo Capeto denuncia l'avidità della propria discendenza e ricorda episodi di avarizia punita. Un improvviso terremoto scuote la montagna e tutte le anime intonano il Gloria, lasciando Dante desideroso di comprenderne il motivo.

Testo originale e parafrasi

Testo originaleParafrasi
1Contra miglior voler voler mal pugna;
onde contra 'l piacer mio, per piacerli,
trassi de l'acqua non sazia la spugna.
Mossimi; e 'l duca mio si mosse per li
5luoghi spediti pur lungo la roccia,
come si va per muro stretto a' merli;
ché la gente che fonde a goccia a goccia
per li occhi il mal che tutto 'l mondo occupa,
da l'altra parte in fuor troppo s'approccia.
10Maladetta sie tu, antica lupa,
che più che tutte l'altre bestie hai preda
per la tua fame sanza fine cupa!
O ciel, nel cui girar par che si creda
le condizion di qua giù trasmutarsi,
15quando verrà per cui questa disceda?
Noi andavam con passi lenti e scarsi,
e io attento a l'ombre, ch'i' sentia
pietosamente piangere e lagnarsi;
e per ventura udi' «Dolce Maria!»
20dinanzi a noi chiamar così nel pianto
come fa donna che in parturir sia;
e seguitar: «Povera fosti tanto,
quanto veder si può per quello ospizio
dove sponesti il tuo portato santo».
25Seguentemente intesi: «O buon Fabrizio,
con povertà volesti anzi virtute
che gran ricchezza posseder con vizio».
Queste parole m'eran sì piaciute,
ch'io mi trassi oltre per aver contezza
30di quello spirto onde parean venute.
La voce di Adriano V ci accompagna mentre riprendiamo il cammino accanto agli avari. Penso a come il mondo intero sia dominato dalla sete di ricchezze e rivolgo una dura apostrofe alla cupidigia, che tiene gli uomini prigionieri. Sentiamo allora un'anima invocare ad alta voce la povertà di Maria, che depose Gesù nella mangiatoia, e la sobrietà dei grandi esempi della storia. Sono modelli di distacco dai beni materiali, ripetuti per correggere l'avarizia.
Esso parlava ancor de la larghezza
che fece Niccolò a le pulcelle,
per condurre ad onor lor giovinezza.
«O anima che tanto ben favelle,
35dimmi chi fosti», dissi, «e perché sola
tu queste degne lode rinovelle.
Non fia sanza mercé la tua parola,
s'io ritorno a compiér lo cammin corto
di quella vita ch'al termine vola».
40Ed elli: «Io ti dirò, non per conforto
ch'io attenda di là, ma perché tanta
grazia in te luce prima che sie morto.
Io fui radice de la mala pianta
che la terra cristiana tutta aduggia,
45sì che buon frutto rado se ne schianta.
Ma se Doagio, Lilla, Guanto e Bruggia
potesser, tosto ne saria vendetta;
e io la cheggio a lui che tutto giuggia.
Chiamato fui di là Ugo Ciappetta;
50di me son nati i Filippi e i Luigi
per cui novellamente è Francia retta.
Figliuol fu' io d'un beccaio di Parigi:
quando li regi antichi venner meno
tutti, fuor ch'un renduto in panni bigi,
55trova'mi stretto ne le mani il freno
del governo del regno, e tanta possa
di nuovo acquisto, e sì d'amici pieno,
ch'a la corona vedova promossa
la testa di mio figlio fu, dal quale
60cominciar di costor le sacrate ossa.
Domando alla voce chi sia e perché essa sola abbia parlato così chiaramente. Si presenta come Ugo Capeto, capostipite dei re francesi, e denuncia la propria discendenza, diventata una pianta malvagia che oscura il mondo cristiano. Spiega le origini della dinastia e come la sua famiglia abbia ottenuto il trono di Francia. La sua testimonianza non mira alla gloria terrena, ma alla denuncia degli abusi e della rapacità di coloro che verranno dopo di lui.
Mentre che la gran dota provenzale
al sangue mio non tolse la vergogna,
poco valea, ma pur non facea male.
Lì cominciò con forza e con menzogna
65la sua rapina; e poscia, per ammenda,
Pontì e Normandia prese e Guascogna.
Carlo venne in Italia e, per ammenda,
vittima fé di Curradino; e poi
ripinse al ciel Tommaso, per ammenda.
70Tempo vegg' io, non molto dopo ancoi,
che tragge un altro Carlo fuor di Francia,
per far conoscer meglio e sé e ' suoi.
Sanz' arme n'esce e solo con la lancia
con la qual giostrò Giuda, e quella ponta
75sì, ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia.
Quindi non terra, ma peccato e onta
guadagnerà, per sé tanto più grave,
quanto più lieve simil danno conta.
L'altro, che già uscì preso di nave,
80veggio vender sua figlia e patteggiarne
come fanno i corsar de l'altre schiave.
O avarizia, che puoi tu più farne,
poscia c'ha' il mio sangue a te sì tratto,
che non si cura de la propria carne?
85Perché men paia il mal futuro e 'l fatto,
veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,
e nel vicario suo Cristo esser catto.
Veggiolo un'altra volta esser deriso;
veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele,
90e tra vivi ladroni esser anciso.
Ugo Capeto ripercorre le conquiste violente e ingiuste della monarchia francese, l'ingresso dei suoi discendenti in Italia e la morte di Corradino e di Tommaso d'Aquino, che egli attribuisce polemicamente a Carlo d'Angiò. Prevede altri interventi disonorevoli, compresa l'azione di Carlo di Valois a Firenze e il comportamento di Carlo II d'Angiò verso la propria figlia. Il culmine della denuncia è l'oltraggio di Anagni, dove Bonifacio VIII, vicario di Cristo, sarà umiliato dai rappresentanti del potere francese.
Veggio il novo Pilato sì crudele,
che ciò nol sazia, ma sanza decreto
portar nel Tempio le cupide vele.
O Segnor mio, quando sarò io lieto
95a veder la vendetta che, nascosa,
fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?
Ciò ch'io dicea di quell' unica sposa
de lo Spirito Santo e che ti fece
verso me volger per alcuna chiosa,
100tanto è risposto a tutte nostre prece
quanto 'l dì dura; ma com' el s'annotta,
contrario suon prendemo in quella vece.
Noi repetiam Pigmalïon allotta,
cui traditore e ladro e paricida
105fece la voglia sua de l'oro ghiotta;
e la miseria de l'avaro Mida,
che seguì a la sua dimanda gorda,
per la qual sempre convien che si rida.
Del folle Acàn ciascun poi si ricorda,
110come furò le spoglie, sì che l'ira
di Iosüè qui par ch'ancor lo morda.
Indi accusiam col marito Saffira;
lodiam i calci ch'ebbe Elïodoro;
e in infamia tutto 'l monte gira
115Polinestòr ch'ancise Polidoro;
ultimamente ci si grida: "Crasso,
dilci, che 'l sai: di che sapore è l'oro?".
Talor parla l'uno alto e l'altro basso,
secondo l'affezion ch'ad ir ci sprona
120ora a maggiore e ora a minor passo:
Il racconto profetico prosegue con la richiesta di giustizia contro chi usa la religione come strumento della propria avidità. Ugo spiega che di giorno le anime pronunciano esempi di povertà e liberalità, mentre di notte ricordano i casi di cupidigia punita: Pigmalione, Mida, Acan, Saffira, Eliodoro, Polinestore e Crasso. L'intensità delle loro voci varia secondo la devozione e il bisogno interiore, ma tutte servono a combattere la stessa inclinazione disordinata.
però al ben che 'l dì ci si ragiona,
dianzi non era io sol; ma qui da presso
non alzava la voce altra persona».
Noi eravam partiti già da esso,
125e brigavam di soverchiar la strada
tanto quanto al poder n'era permesso,
quand' io senti', come cosa che cada,
tremar lo monte; onde mi prese un gelo
qual prender suol colui ch'a morte vada.
130Certo non si scoteo sì forte Delo,
pria che Latona in lei facesse 'l nido
a parturir li due occhi del cielo.
Poi cominciò da tutte parti un grido
tal, che 'l maestro inverso me si feo,
135dicendo: «Non dubbiar, mentr' io ti guido».
'Glorïa in excelsis' tutti 'Deo'
dicean, per quel ch'io da' vicin compresi,
onde intender lo grido si poteo.
No' istavamo immobili e sospesi
140come i pastor che prima udir quel canto,
fin che 'l tremar cessò ed el compiési.
Poi ripigliammo nostro cammin santo,
guardando l'ombre che giacean per terra,
tornate già in su l'usato pianto.
145Nulla ignoranza mai con tanta guerra
mi fé desideroso di sapere,
se la memoria mia in ciò non erra,
quanta pareami allor, pensando, avere;
né per la fretta dimandare er' oso,
150né per me lì potea cosa vedere:
così m'andava timido e pensoso.
Ci allontaniamo quando un violento terremoto scuote la montagna e mi riempie di terrore. Subito tutte le anime intonano il Gloria a Dio, in un canto solenne e gioioso. Virgilio mi rassicura e aspettiamo che il tremito cessi. Poi riprendiamo il cammino, vedendo che gli avari sono tornati alla loro posizione e al loro pianto. Vorrei sapere quale sia il significato di quell'improvvisa scossa e della lode collettiva, ma non oso interrompere Virgilio mentre siamo ancora affrettati nel procedere.